«Salvate la tomba del Gladiatore»

Il_GladiatoreR400«Al mio segnale scatenate l’inferno». Così il bel valoroso Russel Crowe, ne “Il Gladiatore”, una delle sue migliori interpretazioni, mentre impersonava l’immortale e battagliero Massimo Decio Meridio. E lo stesso attore americano, memore del ruolo indimenticabile, si trova oggi a dover difendere quello che a Roma è stato ribattezzato il Mausoleo di Marco Nonio Macrinio, generale dell’imperatore Marco Aurelio che ha ispirato la figura di Decimo Meridio interpretato da Crowe. Si tratta di una serie di resti, scoperti alla periferia di Roma.
I primi ritrovamenti erano riemersi nel cantiere di via Vitorchiano nel 2007, mettendo in evidenza il basamento del mausoleo del generale, lungo venti metri e largo dieci.
E proprio l’epigrafe dedicatoria, rinvenuta fin dall’inizio dello scavo, attesta che il proprietario del mausoleo fosse Marco Nonio Macrino, esponente di una famosa famiglia bresciana, vissuto tra il 111 e il 175 d.C. La struttura del mausoleo giace sette metri sotto il livello della ferrovia che collega Roma a Viterbo.
E’ di questi giorni la notizia secondo la quale la Soprintendenza ai beni archeologici capitolina ha deciso di reinterrare i resti per la mancanza di fondi per la continuazione dei lavori. Da qui un appello accorato dell’attore americano «Di tutte le grandi nazioni del mondo, l’Italia in particolare dovrebbe essere una guida nel promuovere l’importanza di esplorare e conservare il passato antico. L’amministrazione comunale di Roma dovrebbe sempre incoraggiare i cittadini italiani ad essere fieri dei successi e della gloriosa storia del loro Paese. E’ dai dettagli delle esplorazioni archeologiche che vediamo e capiamo quello che ci lega alla nostra storia, quello che la nostra storia ci può insegnare e cosa può essere il nostro futuro con quella conoscenza». E “Save the Gladiator’s Tomb” è il titolo di una petizione on line promossa dall’American Institut for Roman Culture.
Le rovine di Pompei cadono a pezzi e quello che non crolla viene interrato per mancanza di fondi. Se questo è il trattamento riservato alla cultura, a mio avviso ci troviamo di fronte, per stare in tema, ad una nuova e ben più devastante discesa dei “barbari”.

Gabriella Lax

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