Venduta la casa di Amy Winehouse

Amy+Winehouse+amyCon grande rimpianto e dispiacere la famiglia Winehouse ha deciso di mettere in vendita la casa. Amy adorava quella casa ma nessuno della famiglia ha ritenuto opportuno viverci. Non è stato pratico tenere la casa vuota e continuare a pagarla per tenerla vuota. E’ una bellissima casa e sarà un luogo che renderà felice qualche altra famiglia”.

Chissà quante volte quelle mura l’avranno vista piangere, disperarsi, altre volte sognare. La casa di Camden Town a Londra, in zona residenziale, che ha visto uscire, per l’ultima volta Amy Winehouse, quel 23 luglio del 2011, nel giorno della sua morte, adesso finalmente è stata venduta per quasi due milioni di sterline. Da qualche mese l’appartamento era stato messo in vendita a un prezzo ben più alto, tre milioni di sterline. Tuttavia, Mitch Winehouse, il padre della cantante prematuramente scomparsa, ha deciso di abbassarlo e vendere la casa all’asta, subissato dalle ripetute richieste da parte dei fan, desiderosi di visitare la casa in cui aveva vissuto Amy. L’appartamento infine è andato ad una coppia di quarantenni che, lo scorso lunedì, ha partecipato all’asta della McHugh & Co presso il club Bafta di Piccadilly.

La casa appena acquistata non è quella in cui la giovane cantante aveva ospitato, per settimane, una senza tetto. Già, perché è sempre stata vista come una cattiva ragazza Amy Winehouse, fin quando, da ragazzina, col suo carattere ribelle, venne espulsa dalla scuola per via di un piercing al naso. Io la ricordo invece con un piccolo orfano in braccio, mentre saluta suo padre, in uno dei tanti posti ameni in cui aveva tentato di disintossicarsi. E la sua immagine era molto lontana dall’icona soul, sul palco irriverente, sfacciata, con un chilo di kajal e un’extention alta da fare invidia a Marge Simpson, quasi come fossero corazze per proteggersi dal mondo. La Amy che ricordo io ha le gambe talmente magre che sembra non riescano a reggere il suo peso, ha il viso pulito e sorridente di una bambina in colonia.
Generosa, divertente ma soprattutto vocalmente dotata, prima di seguire il tragico percorso dell’autodistruzione, comune a molti talenti, aveva regalato al pubblico due album di successo “Frank” e “Back to black”. Amy Winehouse cresce ascoltando diversi generi di musica (dalle Salt-n-Pepa, a Sarah Vaughan, Dina Washington), confessa l’incontro fulminate col jazz, la sua adorazione per Madonna. A sedici anni firma il contratto per la Universal Island Records. “Frank” è il primo disco. Intimo, semplice e con una rara combinazione al suo interno: umorismo e introspezione. E’ l’album di debutto in cui la cantante esprime per la prima volta la sua personalità. Si tratta di un disco pieno di contraddizioni. Le parole delle canzoni sono fortemente autobiografiche, trasudano sofferenza, raccontano dell’alcol, si nutrono della sofferenza del quotidiano.

Il destino della giovane si incrocia con quello di Blake Fielder Civil, si innamorano, si sposano e condividono alcol, droghe e perdizione. “Back to black”, il secondo album, rivela un talento puro, una voce bianca più nera che mai, una nuova Aretha Franklin.
Perde quattro taglie tra il primo ed il secondo disco, tant’è che, nel 2009, si rifà il seno con un intervento da 40 mila sterline; alterna bulimia ad anoressia e ad attacchi di autolesionismo. Sentendola cantare stupisce che una voce così potente e profonda riesca a venir fuori da un corpo così minuto. Certo è che avremmo volentieri fatto a meno di aggiornare la galleria dei 27.

Gabriella Lax

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