Archivio | novembre 24, 2012

Addio JR, cattivo di Dallas

Hagman e Barbara Eden in “Strega per amore”

Di “Dallas” e del suo cattivissimo protagonista, “JR Ewing” avevo scritto appena qualche tempo fa, in occasione del ritorno sugli schermi italiani della serie americana che aveva ripetuto l’audience da urlo registrato trent’anni fa. Ora che Larry Hagman, “JR” se n’è andato per sempre, portato via da un brutto male, a me piace ricordarlo nei panni del maggiore Anthony Nelson, il sorridente protagonista di “Strega per amore”.
Un titolo sbagliato, considerato che il ruolo di Barbara Eden era quello del bellissimo genio in gonnella, tirato fuori dalla sua lampada e capitato per caso in America e non di una strega, un titolo rincorso per seguire l’onda dell’altro celebre telefilm “Vita da strega”. “Strega per amore”, era una divertente serie girata alla fine degli anni Sessanta, arrivata in Italia negli anni Ottanta. Giusto in tempo dunque per farmi compagnia nelle mattine in cui a scuola non potevo andare o durante le lunghe vacanze di Natale o ancora in estate. Le avventure del genio Jeannie che, nella speranza di conquistare il suo “Tony” ne combinava, grazie alla magie, di cotte e di crude, mi divertivano moltissimo.
Addio dunque a Larry Hagman, conosciuto soprattutto per il suo ruolo dello spietato petroliere JR a cui già, alla fine degli anni Novanta, erano stati diagnosticati il cancro al fegato e la cirrosi epatica, dopo un lungo periodo di problemi con l’alcol. Nonostante tutto era sopravvissuto. Nella memoria collettiva resterà la sua immagine con il cappello da cowboy e gli stivali, proprio da “Cattivo che il pubblico amava odiare” nella storia della ricchissima famiglia texana. «Non riesco a ricordarmi con quante persone sono andato a letto, ho accoltellato alle spalle o ho spinto al suicidio» raccontava Hagman del suo personaggio e così se ne va con un record: quello di avere tenuto incollati 350 milioni di spettatori, il 30 novembre del 1980, tutti intenti a capire chi potesse aver sparato a JR…

Gabriella Lax

Fornarelli e la sacralità della musica

“Fornarelli Trio” live al “Cave”

Serviva rompere le catene del main street jazz, serviva, per “sopravvivere”, un cambio stilistico. E per far questo sono serviti due anni di silenzio, senza la musica. Ma, da questa catarsi, Kekko Fornarelli è uscito farfalla dal bozzo. «Ero a L’Aquila, prima dello scempio del terremoto in un teatro pieno di gente, dunque il clima ideale per suonare. Eppure, c’è stato un momento in cui ho realizzato che non mi divertivo più». Racconta di uno stop di due anni, il pianista e compositore, e delle riflessioni che, conseguentemente, lo hanno portato ad un «ritorno alla semplicità ed all’immediatezza della musica jazz senza fronzoli».

Fornarelli, pugliese, originario di Bari, ha trovato un sound tutto personale, con salde radici nella preparazione del pianoforte classico e col sapore della libertà vera che solo la musica jazz.Saranno le ultime date italiane per “Kekko Fornarelli Trio”, prima della partenza per il tour che a dicembre vedrà il gruppo protagonisti in Asia e poi, nei mesi successivi negli altri continenti. Insieme a Fornarelli piano e synth, nel trio ci sono Luca Alemanno virtuoso del contrabbasso e Dario Congedo alla batteria.
Il percorso artistico che ha fatto porta Fornarelli ad avere le idee molto chiare, soprattutto quando gli domando come sta andando il jazz in Italia, considerato che tanti, anche giovanissimi, si avvicinano a questo genere, anche scolasticamente. E’ tassativo «Nel nostro Paese non va bene, ma non perché non ci sia fermento. Semplicemente perché il jazz nasce come una musica spontanea, frutto dei momenti di libertà dei neri nelle piantagioni. Per questo motivo non si può chiudere in quattro mura e non si può insegnare nelle scuole di jazz».

L’ambiente intimo di un piccolo ritrovo, il Cave, è l’ideale per sentire l’eco della poesia che passa sulle note, come il tempo che inesorabile scorre e che si fa fatica ad accettare (Time goes on), come la corsa continua, come in una jungla, all’inseguimento del nostro quotidiano (Daily jungle), come la solitudine del musicista che viaggia per il mondo, lontano dalla casa e dagli affetti, un compromesso vitale per inseguire un sogno (Dream and compromise). Singolarmente Fornarelli porta aventi il progetto “Piano Solo” e l’album dal titolo “Monologue”, registrato a Dublino e che sarà in tour dal mese di marzo prossimo. «I titoli delle composizioni sono rigorosamente in inglese perché la musica si esporta e, a differenza che nel nostro Paese, all’estero c’è quella sacralità e rispetto per l’arte».

Gabriella Lax