Archivio | novembre 17, 2012

Il sax… che salva la vita!

E’ giovanissimo ma con le idee molto chiare. Il suo sogno è essere riconoscibile grazie al suono del suo strumento. Intanto però Mattia Cigalini è uno talenti emergenti del jazz italiano, sassofonista e compositore, ventitreenne, originario di Piacenza, con già due importanti album alle spalle “Arriving soon” (2010) e “Res Nova” (2011).
Col suo strumento è stato un amore a prima vista?
«Un incontro causato da forza maggiore. Da piccolo soffrivo di una grave forma di asma, avevo avuto anche uno shock anafilattico. Così medico di famiglia consigliò ai miei genitori, tra i rimedi diciamo “omeopatici” quello di farmi suonare uno strumento a fiato. Mio padre suonava il clarinetto ed era uno strumento che mi ingolosiva, ma poi optai per il sassofono, mi conquistò la sua forma, le sue sinuosità, lo trovo un oggetto affascinate. Comunque guarii dall’asma ed il primo maestro, dopo avermi sentito suonare, suggerì ai miei di farmi continuare, stavolta non come terapia. Avevo circa sette anni».
E l’incontro col jazz invece?
«Quello si che è stato amore al primo ascolto, una folgorazione. Ho ascoltato “Kind of blue” di Miles Davis, dalle prime note ho assaporato un senso di libertà che ha cambiato la mia vita. Per me il jazz è libertà, assoluta. Una libertà che solo questo tipo di musica riesca a donare».
E com’è arrivato alla svolta pop?
«Quella di Lady Gaga, di Rihanna o di Shakira è la musica della mia generazione. C’è bisogno di essere pazzi ed estroversi per farsi venire fuori idee di un certo genere lo riconosco. Per me suonare questi brani pop è stata un’evoluzione naturale. Anche io nel tempo libero, con i miei amici, vado in discoteca. E’ inevitabile parlare di questa o di quella nuova canzone, un po’ come si faceva con le figurine da attaccare».
A cosa sta lavorando?
«Appunto a questo disco con i brani pop che registrerò tra qualche giorno. Saranno sei o sette brani di questi più altre composizioni inedite, sempre del medesimo stile, che usciranno con l’etichetta americana Cam Records».
Come può un giovane musicista esprimersi in questo tempi di crisi?
«Bisogna essere forti di carattere. Ci sono situazioni che fanno illudere molti giovani che credono di essere bravi. E’ fondamentale in questo senso, a mio avviso, l’umiltà, pensare di essere sempre in grado di ricevere insegnamenti dagli altri».
Viaggia molto, la situazione all’estero è differente?
«I musicisti italiani sono i migliori del mondo. A loro è toccato utilizzare l’armonia, per la prima volta; solo loro possiedono i suoni originali del Mediterraneo che rendono unica la loro musica. Certo spesso devono andare all’estero, è vero che fuori dall’Italia siamo più apprezzati. Purtroppo la musica (ma non solo, anche la cultura e l’arte) paga una situazione politica che ha causato parecchi sprechi ed oggi si è deciso di chiudere i rubinetti».

Gabriella Lax