Michael Jackson, re dell’infelicità…

Che Michael Jackson fosse un uomo profondamente triste lo potevamo sospettare. Adesso però, dopo tre anni di duro lavoro biografico, è il giornalista Rendall Sullivan (esperto di musica per le riviste Esquire e Rolling Stones) a spiegare i retroscena da giallo nella morte del re del pop, ribattezzato “Re dell’infelicità”. Si perché il libro “Untouchable, the story of Michael Jackson” (da oggi in vendita su Amazon, edito da Piemme) rivela particolari inquietanti della vita del cantante americano e, soprattutto, della sua morte, prematura ma preannunciata, a causa delle sofferenze, non solo fisiche, che stava vivendo da anni.

Sullivan racconta di un Jacko letteralmente spremuto da parenti, amici e familiari stretti. Racconta di quando l’eterno amico Marlon Brando pretese un milione di dollari per registrare un discorso a favore dei bambini del Terzo Mondo da mandare in onda nel corso di un concerto, di quando gli avvocati costrinsero Jacko a pagare più di trecentomila dollari per mettere a tacere le voci della presunta pedofilia.

E, drammaticamente, delle ore subito successive alla morte di Jackson a Los Angeles, quando la madre ordinò ad una domestica di mettere da parte i gioielli tenuti in quella casa, ritirati subito dopo da Latoya Jackson. Uscirà solo nel 2013 in Europa, ma si può già ordinare on line invece l’inedito book “The king of style, dressing Michael Jackson”, scritto dallo storico costumista di Jacko, Michael Bush, suo designer e amico fidato che ricorda preliminarmente: «Lui non indossava gli abiti, piuttosto li manipolava per dare forma ai suoi desideri». Il volume svela i segreti di costumi, scarpe ed accessori di scena. Il libro è stato presentato a Roma, nell’unica tappa italiana, all’Hard Rock Cafè.

«Vestire Michael è stato un lavoro che non riesco a spiegare con le parole. Ho imparato molto da lui e lui ha imparato da me. Così insieme abbiamo creato dei costumi unici. Aveva bisogno di capire di capire quale fosse l’immagine giusta per conquistare i suoi fan e allora io cercavo di rivelarglielo dai miei occhi. Spesso ci trovavamo in una stanza dove lo guardavo ballare per ore, una sorta di spettacolo privato solo per me, i suoi fan erano gelosi ma era l’unico modo per farmi capire di quali abiti avesse bisogno per cantare e ballare sul palco». Sono migliaia i costumi di scena passati in rassegna da Bush che ricorda come Jacko «Da bambino aveva imparato a ballare coi suoi mocassini e non ha mai voluto abbandonare il loro confort. Mi diceva sempre: “Fai quello che vuoi con il mio look, ma non toccare le mie scarpe!”». E soprattutto mai pulire i mocassini della star, il lucido avrebbe potuto sporcare le suole , provocando ineleganti scivoloni.

Gabriella Lax

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