Le “Cinquanta sfumature” e la cattivissima Marchesa Yanus

Nonostante in uno dei primi articoli di questo blog mi sia abbondantemente espressa sull’ultimo caso letterario “Le cinquanta sfumature…” di vari colori, prodotte dalla mente di E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard) mi ritrovo, mio malgrado, a doverci costantemente fare i conti. L’ultimo dialogo in proposito l’ho percepito ieri mattina in palestra. Dal tapis roulant, un’olimpionica insegnante di fitness chiedeva ad una cliente ginnica di passaggio: “Ma tu hai finito di leggerli?” e l’altra con veemenza rispondeva “Si, si, il migliore è stato il secondo”, e la prima riprendeva “Ma lo sai che ora fanno il film?” e l’altra scambiando un sorriso complice “E noi saremo pronte ad andarlo a vedere”.

A parte l’anacronismo delle informazioni considerato che la storia del film si conosce ormai da tre mesi, mi permetto di non condividere la scelta di quale tra le tre oscenità su carta sia migliore. Il primo volume ha un’attenuante perché è insita l’incognita del non sapere la “cosa” davanti alla quale ci si trova davanti. E, tutto sommato, è l’inizio di una storia che, al limite, può anche incuriosire. Il secondo ed il terzo libro sono un ritornello di dejà vu di acrobazie sessuali, con oggetti improponibili e con orgasmi fulminati che si susseguono secondo la migliore tradizione dettata dai film hardcore.

Mentre sentivo la conversazione che vi riferivo (giuro che, bottiglietta d’acqua alla mano, mi sono trattenuta dall’intervenire criticamente) mi è venuta in mente la marchesa Yanus. E voi vi domanderete chi sia. Capisco che dei personaggi femminile de “Il Grande Mazinga” era la bella Venus quella che restava impressa, con tanto di missili fotonici che partivano dal seno, e a raffica. Ma posso perdonarvi. In realtà, nel cartone animato giapponese, uno dei personaggi chiave è la mostruosa Marchesa Yanus che si distingue, fin dal suo esordio, a metà serie, per le doti di stratega e l’abilità analitica, nonché per l’essere crudelissima. Accompagnata dall’immancabile gatto nero, ha un aspetto orripilante e può girare la testa a 180 gradi mostrando il suo spaventoso e vero volto verde.

Perché ho pensato a lei? Altro che la falsa sottomessa protagonista Anastasia Steele. E’ la marchesa Yanus un simbolo di woman power! Perché è a lei che, con ritmo incessante, ad ogni puntata del cartone giapponese, viene ordinato “Marchese Yanus distruggi il grande Mazinga!”. Vi rendete conto che compito gravoso veniva affidato ad una donna? Praticamente la chiave di tutto poichè distruggere il Grande Mazinga avrebbe significato eliminare l’ultimo paladino della Terra ed annientare così il genere umano.

Tornando all’ormai miliardaria E. L. James, autrice dei tre “capolavori” in fila. Vi rammento che è stato necessario del tempo, ma ho terminato i tre libri. Con molta fatica. E con barbaro coraggio. Perché piuttosto che farci perdere un sacco di tempo (e denaro), in millecinquecento e più pagine da leggere, la scrittrice avrebbe potuto semplicemente limitarsi ad un “E, dopo tanto, tanto, tanto, tanto sesso, vissero felici e contenti”.

Gabriella Lax

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