Penelope Cruz, una musa a Roma

Da sinistra Cruz, Castellitto, Mazzantini

Venuto al mondo” arriva nelle sale cinematografiche italiane. Secondo parto di un connubio che vede Margaret Mazzantini alla sceneggiatura (dopo essere stata l’autrice dell’omonimo libro), il marito Sergio Castellitto alla regia e Penelope Cruz protagonista della pellicola. Il primo cocktail, coi medesimi ingredienti era stato, qualche anno fa, “Non ti muovere”. Pur riconoscendone la preziosità, alla fine di quel film mi ero sentita come se mi avessero tirato fuori il cervello dal naso (modello canopi egizi si!), tanto era stato il dolore (finanche fisico) che avevo provato .Considerata la premessa potete immaginare con che stato d’animo accolgo la nuova pellicola di Castellitto.

E’ un film che racconta gli archetipi umani: la morte, la vita, la guerra, il sentimento, dunque essenziale ed attuale, come vuole Castellitto. Sullo sfondo c’è il conflitto di Sarajevo, una storia recente. Ricordo che guardavo quelle immagini al telegiornale: donne e bambini in fila con pochi stracci, carovane che lasciavano quei posti per sfuggire alla morte. Nelle mia infantile ingenuità pensavo “Poverini, sotto il sole, e se gli viene un mal di testa, come faranno?”.

Tornando al film, tocca a Penelope Cruz prestare il volto ad un nuovo personaggio femminile, creato dalla penna della Mazzantini, Gemma, innamorata del marito, fino a seguirlo a Sarajevo, logorata dalla possibilità di non avere un figlio. “Lei ha un marchio del dolore, ma lotta per sopravvivere”. Così la Cruz definisce la protagonista. I ben informati giurano che lei stessa girava per il set con il libro della Mazzantini in mano, per riuscire ad interpretare fedelmente ogni sfumatura di Gemma. Intanto una cosa è certa, l’attrice è stata a Roma, sfoggiando il suo meraviglioso italiano e, ospite da “Che tempo che fa” di Fabio Fazio ha lasciato intendere che potrebbe ritornare in Italia per partecipare a Sanremo.

All’ultima edizione del Taormina Film Fest ho partecipato alla conferenza di Castellitto e consorte, il figlio era rimasto in albergo a studiare per gli incombenti esami di maturità. Ricordo che il regista era stato molto critico nei confronti del cinema italiano. “Sono contro l’esercizio ginnico di un certo genere di film comici – aveva detto senza mezzi termini – dove manca un progetto di scrittura alla base e soprattutto di costruzione della maschera, ossia le figure che hanno fatto grande il cinema italiano”. Quest’ultimo, nella riflessione di Castellitto, concretizzato si spesso nel grottesco, basti pensare a “I soliti ignoti” o ancora al “Sorpasso”, pellicola in cui fa da guida la voce di un morto. Dopo queste esternazioni, di conseguenza, da “Venuto al mondo”, ci aspettiamo molto!

Gabriella Lax

«Gli amori più assurdi sono i migliori» da Venuto al mondo

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