Haute couture, Versace torna a Parigi

Uno degli abiti dell’Atelier Versace al Ritz a Parigi

Chissà che fatica deve aver fato Donatella Versace. Riproporre al Ritz di Parigi, prima della chiusura per restauro, la sua filata di haute couture Atelier Versace dopo quindici anni deve essere stato per lei uno sforzo di non poco conto ed una scelta sofferta ma indispensabile per lasciare, un’altra intramontabile impronta nel mondo della moda. Tra quelle stanze monumentali, suo fratello Gianni Versace, il 7 luglio del 1997, avrebbe chiuso la sua storia di stilista. Non lo sospettava nessuno ma, appena qualche giorno dopo, nella dimora sul mare di Miami, dove viveva col compagno Antonio D’Amico, sarebbe stato ucciso dal killer seriale Andrew Cunanan, in circostanze mai ben chiarite.

«Quella è stata l’ultima volta che ho visto Gianni – confessa la sorella nel famoso albergo su place Vendome – anche in quella sfilata abbiamo litigato tantissimo». Niente di strano. Le discussioni, a volta anche molto pesanti erano una sorta di catarsi per la coppia di stilisti «Perché dopo le cose ci venivano meglio» confessa Donatella. Una sfilata che, all’epoca, era stata un vero parto. Indimenticabili per tutti gli estimatori dello stilista le croci cucite sugli abiti. Per disegnare la collezione, con riferimenti puramente bizantini, Gianni e Donatella, in quella circostanza, avevano visitato tutte le chiese bizantine di Ravenna. Lo stile con fugaci riferimenti all’antico, alle preziosità della storia dell’arte, all’impronta dei costumi teatrali si fondevano, per lo stilista scomparso, con l’utilizzo inusuale e sperimentale di materiali estremi.Quella andata in scena sulle passerelle di Parigi, qualche settimana fa, è stata soprannominata la collezione dei tarocchi.

In realtà basta uno sguardo per cogliere, non troppo distante, l’eredità e l’influenza di Gianni Versace. Gli inconfondibili drappeggi riportano alle tuniche magno greche, i colori riprendono i tenui riflessi color pastello del mare che Gianni si portava dentro e le cui tonalità cercava di riproporre. Dopo tanti sopralluoghi «alla fine ho deciso di accettare la sfida – chiarisce la bionda stilista – ho pensato per l’occasione ad un set moderno, sfavillante di luce e riflessi metallici. E non mi son pentita». Trionfa ancora la moda dell’haute couture, un sogno che rimane per pochi eletti ma «un sogno – chiude Donatella Versace – che la gente vuole ancora fare».

Gabriella Lax

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