Archivio | ottobre 27, 2012

Benigni, le stagioni del menestrello poeta

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Ha iniziato più di trent’anni fa come giullare televisivo per eccellenza. Roberto Benigni ha compiuto sessant’anni, ben spesi, in modi differenti,  sempre però per tenere alto il nome della “Cultura”.

Ancora ricordo che riusciva a rianimare le sonnolente ed interminabili domeniche pomeriggio invernali. Faceva irruzione a “Domenica In” e strabiliava con i suoi pasticciati effetti speciali. E forse in questo la sua grandezza: essere esageratamente spontaneo. Solo a lui era permesso spuntare da sotto la lunga gonna di una valletta o letteralmente atterrare una Raffaella Carrà, di rosso vestita, nel tentativo di baciarla in bocca. Ed alla fine poi s’arrendeva anche Pippo Baudo, indiscusso re del varietà televisivo, e lo portava a spasso in braccio, come una carriola, per gli studi televisivi. La stessa cosa accadde ad Enrico Berlinguer e da quel momento anche il “serio” mondo della politica fu, in un certo senso “sdoganato”.

Seppur bambina, intuivo la pericolosità scenica del personaggio che si caratterizzava per la sua imprevedibilità. Insomma davanti a Benigni non si sapeva mai a che cosa si andava incontro. E la cosa bella era che Mamma Rai acconsentiva (con l’aggravante che erano altri tempi) a tutto questo. Ma il comico toscano era comunque l’unica eccezione. Il cammino nel cinema, con le collaborazioni con Giuseppe Bertolucci, va di pari passo alle apparizioni in televisione. Dei suoi inizi rimane quel capolavoro, dell’indimenticato Massimo Troisi, che è “Non ci resta che piangere”, entrato nella storia del cinema e, con alcune frasi, anche nei modi comuni di parlare. Memorabile la scena della lettera a Savonarola.

Una vera e propria linea di demarcazione tra passato di Benigni ed un capitolo nuovo è segnata, nel marzo del 1999 a Los Angeles, da quell’urlo della Sofia nazionale “Robertoooo”. La Loren che reclama il comico sul palco per la consegna di ben tre Oscar per “La vita  bella”. E lui risponde da Benigni, scavalca i sedili delle sedie per arrivare al centro della scena. Consacrato attore a livello internazionale Roberto Benigni può continuare a sbizzarrirsi nella sua genuina complicità ed abbandonarsi, finalmente, lasciando chiaramente emergere la sua natura colta. Coraggiosamente ripropone Dante Alighieri e la sua Divina Commedia in giro per le piazze e le strade d’Italia.

Come per Antonio De Curtis, dai nobili natali, anche per Benigni, una comicità così geniale non può che esser frutto di una intelligenza sublime.Sessant’anni son tanti per Benigni, che sembra sempre un bambinone goliardico. Ma curiosamente aspettiamo di scoprire ancora altre sfaccettare di genialità.

Gabriella Lax