Archivio | ottobre 23, 2012

Milano, è “La febbre del sabato sera”

Brillantina nei capelli, pantaloni a zampa in un mare di paillettes colorate nel musical adesso tratto da un film che ha fatto epoca. John Travolta e company, quando hanno accettato la parte, non avevano chiaro in mente che sarebbero entrati non solo nella storia del cinema, ma anche in quella del costume. E per sempre.
Colonna sonora, abbigliamento e modi di fare de “La febbre del sabato sera” hanno segnato un’epoca, portando alla ribalta la voglia di evasione dei giovani americani degli anni Settanta, dopo tutto il pessimismo che aveva caratterizzato gli anni precedenti, proclamando la libertà professata dalla disco music e promuovendo a dismisura la psichedelia nelle feste. Una vera rivoluzione a suon di Bee Gees che, partendo dal Paese a stelle e strisce, ha contagiato il mondo.
La premessa era d’obbligo per spiegare il sensazionale successo di pubblico a Milano, al Teatro Nazionale che ospiterà fino a 27 gennaio prossimo il musical “La febbre del sabato sera,”, l’ultima grande produzione internazionale firmata Stage Italia, consociata del colosso olandese leader europeo nella produzione di spettacoli del genere..
Atmosfere calde già da qualche settimana con la facciata del teatro trasformata da un gigantesco emulo di Tony Manero nell’inimitabile gesto da ballerino provetto. Successo incredibile di pubblico già dalla prima. Da un lato c’è chi gli anni Settanta li ha realmente vissuti e nella creazione di può sapientemente riassaporarli. Dall’altro c’è il pubblico più giovane che, solo lontanamente, ha conosciuto l’eco del fenomeno, ne è comunque rimasto affascinato e che quindi “arde” per saperne di più.
Dietro al successo del musical la ricerca spasmodica di un protagonista all’altezza delle prodezze di Manero in sala da ballo. Attese assolutamente rispettate dal giovanissimo prescelto per la parte: Gabrio Gentilini, classe 1988, per la prima volta in un ruolo da protagonista (era nel cast de “Il Libro della Giungla”,
“Sindrome da Musical” e della produzione italiana di “Mamma Mia!”). Accanto a lui Stephanie Mangano è interpretata da Marina Maniglio e Laura Panzeri è Annette. Altri protagonisti, Filippo Strocchi (Dj Monty), Lucianna De Falco (Flo Manero), Sebastiano Vinci (Frank Manero sr. / Fusco), Giacomo Buccheri (Frank Manero jr. / Jay), Massimiliano Pironti (Bobby C.), Luca Santamorena (Double J.), Giuseppe Verzicco (Joey) e Samuele Cavallo (Gus). La regia italiana del musical è affidata a Carline Brouwer, mentre l’adattamento di testo e liriche in italiano è a cura di Franco Travaglio.

Gabriella Lax

La vita… Comincia a 40 anni!


Le sorprendi a correre in strada e, dai pantaloni a vita bassa, salta fuori l’ombelico perché il top è troppo corto. Altre ostentano, tra una busta della spesa ed una seduta dal parrucchiere, maxi shirt con personaggi della Walt Disney che farebbero invidia ai bambini.
Sono questi solo alcuni dei chiari sintomi di una sorta di “sindrome di Peter Pan” tutta al femminile, le cui vittime sono donne che, entrate negli “anta”, stentano a vedersi sotto un’ottica differente, per lo meno in quanto al look. Col rischio di diventare in alcuni casi imbarazzanti.

Una fase di non accettazione che le spinge a vestirsi e ad atteggiarsi in maniera tale da, nelle intenzioni, tende a nascondere il tempo che passa e che, invece si risolve, inevitabilmente, in un peggioramento della situazione. E vogliamo discutere di quelle che si aggirano “fameliche”, conciate come groupie in minigonne, canotte sbracciate o peggio felpa e scarpe da tennis o pantaloni oversize da rapper metropolitano. Ammettere a se stesse di non essere più giovani come una volta è difficile certo. Ci si consola pensando “Tanto sono giovane dentro”.

Nonostante si possa essere scattanti, in forma e belle, arriivate ai quaranta, bisogna avere chiaro  il concetto, in primis, che lo stile da “perenne ragazzina” va abbandonato.
In secondo luogo, come insegnano i guru dello stile, si può essere affascinanti anche dopo i quarant’anni senza necessariamente sfoderare l’artiglieria d’assalto e dunque mettere in mostra ombelico, pettorali (più o meno allenati) e cosce.

Oltre che di un naturale savoir faire, l’eleganza è frutto di adeguate scelte nel campo dell’abbigliamento. Le rughette della pelle, anche se quasi invisibili, collocate nell’incavo del braccio andrebbero celate dietro la manica. Al posto della borsa, accessorio certo indispensabile, niente tracolle enormi porta casa e porta tutto; niente magliette con slogan modello “gioventù bruciata”. E soprattutto niente codini e niente treccioline, se avete superato i sei anni di età.

La regola generale è evitare gli eccessi. La scelta per comodità è di puntare sulla preziosità dei tessuti, sulla bellezza dei capi e sulla purezza dei tagli, mantenendo un look sobrio dunque semplice. Al mattino davanti allo specchio, quando la fretta fa da padrona, per essere certe di indossare qualcosa di azzeccato ad ogni occasione puntate sul vestito, capo base dell’abbigliamento che, evitando il necessario abbinamento di colori tra sopra e sotto, fa risparmiare tanto prezioso tempo. Il colore base ovviamente è il nero da ravvivare, a seconda del caso, con accessori vivaci. Al secondo posto nelle scelte c’è il tailleur, gonna o pantaloni, è il taglio giusto lo trasforma nella risposta ad ogni esigenza.

Gabriella Lax