Il corpo non mente


A tutti capita di dire delle bugie. Ma certamente è più agevole farlo via sms o al telefono. Queste modalità riescono a nascondere i segnali che mostriamo quando stiamo mentendo. Se è facile mentire con le parole senza trovarsi di fronte l’interlocutore, non è altrettanto facile costringere il nostro inconscio che, facci a faccia con chi sta ascoltandoci, si libera continuamente ed agisce: mentre si dice la bugia, l’inconscio trasmette un carica enorme di energia nervosa che si trasforma in un gesto insicuro, in microsegnali che non possiamo controllare perfettamente. Da qui dunque un inarcare di sopracciglio, l’arrossire, il tic di un angolo della bocca, il sudore della fronte, lo sbattere delle palpebre, i giochi nervosi delle dita e tanti altri gesti che distruggono tutto ciò che era stato costruito faticosamente e che inducono l’osservatore a pensare che qualcosa di ciò che stiamo dicendo, non corrisponde proprio alla realtà. Argomento di grande attualità il linguaggio non verbale portato alla ribalta anche da una serie televisiva di successo della Fox, “Lie to me”, in cui Tim Roth interpreta un esperto che riesce a capire, in pochi secondi, se la persona che gli si trova davanti sta dicendo la verità.
Sfiorarsi la punta del naso, arrotolarsi i capelli tra le dita, gesticolare con le mani, arrossire, scegliere il modo di vestirsi o il posto in cui sedersi a tavola, la mimica costituiscono la comunicazione non verbale capace di svelare ciò che una persona realmente pensa e che, alle volte, è l’esatto contrario di ciò che dice. E il corpo di certo non mente. Tornando alla realtà, il linguaggio del corpo, con le sue molteplici espressioni, è un mezzo tramite il quale, inconsciamente, comunichiamo agli altri chi siamo veramente, le nostre qualità ma anche le nostre debolezze.
Quando stiamo bene, tale linguaggio, è perfettamente in linea con la nostra identità e inviamo agli altri segnali di apertura. Altre volte invece il corpo diventa un ostacolo alla normale fluidità dei rapporti interpersonali. Stiamo attenti però a non valutare una persona da un solo gesto: così come una parola non ha senso se non inserita nel contesto di un discorso insieme alle altre parole, così un singolo gesto non basta per definire una determinata personalità. Occorre dunque osservare tutto l’insieme dei gesti, dei segnali inconsci per avere una traccia più precisa del carattere di una persona. Le espressioni facciali per esprimere gioia, rabbia, tristezza, sorpresa, paura, vergogna, repulsione, disprezzo sono innate (rientrano nella cosiddetta memoria filogenetica) comuni cioè a tutta l’umanità in quanto non variano da individuo a individuo, né tra razze diverse. Altri gesti vengono acquisiti, cioè copiati. Quando li impariamo, imitiamo dei modelli. Certo è che potere ed età riducono i gesti ossia più in alto si trova una persona nella scala del potere, più misurati sono i suoi gesti. Più in basso egli si trova in questa scala, più espressivo è il suo linguaggio del corpo.

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