Ponticelli e l’arte del fumetto

Molto sottovalutato e, invece, il fumetto è un linguaggio che riesce ad avvicinare persone di ogni età. E lo sa molto bene Alberto Ponticelli che nel fumetto ha trovato il suo modus vivendi. Milanese, classe 1969, Ponticelli ha frequentato il liceo scientifico e l’Istituto europeo di design. Terzo nel 1994 alla rassegna fumettistica Prato Fantastico, da allora è stato un susseguirsi di opportunità e lavori realizzati grazie allo stile che prende corpo e trova una sua identità. Lavora per Editoriale Dardo, Videomax, Shok Studio, Panini Comics fino alla Marvel. Oggi Ponticelli, con un buon curriculum di fumetto “popolare”, se vogliamo più “commerciale”,  riesce a dedicarsi invece al fumetto “sperimentale” che meglio consente alla sua personalità di esprimersi.
Ti ricordi il tuo primo disegno?
«Sarà stato a due anni… Ma il primo disegno che ricordo di aver fatto è stato quando avevo tre anni. Ho disegnato la poltrona bianca di casa e l’ho mostrata orgoglioso ai miei genitori. Non ricordo però quale fu la loro reazione (nds ride)».
Cos’è il fumetto per te?
«E’ un mezzo per raccontare qualcosa, per dare degli input, per attirare l’attenzione e soprattutto vedere cosa si riesce a cogliere dietro».
Per te che hai tanto viaggiato che differenza c’è tra lavorare in Italia e all’estero?
«All’estero sono estremamente puntuali coi pagamenti. In Italia, in vent’anni che lavoro, non sono stato mai pagato con puntualità. Per il resto la stupidità e l’ottusità, come pure le qualità positive, nelle persone sono uguali dappertutto».
Perché si dovrebbero leggere i fumetti?
«Perché la gente è diventata meno curiosa. Bisognerebbe avvicinarsi al fumetto senza pregiudizio. Come per i film e per i libri, ci sono generi diversi ma ciascuno di essi può smuovere qualcosa, fare abbandonare la strada delle certezze…»,
C’è uno stile per definire i tuoi disegni?
«Grottesco, con il segno sporco e squadrato. Retaggio di vari autori che ho amato Moevius dalla Francia, Mignola dall’America, e ancora Breccia, ma sono davvero tantissimi. Comunque lo stile è in costante evoluzione. Amo esasperare le cose quando disegno, metterci la mia personalità. In caso contrario non sarebbero disegni ma fotoromanzi! La forza del disegno sta nell’interpretazione, nell’immaginario visivo ispirato».
Progetti attuali e futuri?
«Sto disegnando per l’America un ibrido horror e fantascienza, questo è il lavoro che mi dà mangiare. In parallelo ho un altro progetto con un gruppo di amici “Dummy”, per una serie di libri che raccontano delle storie. In questo frangente ho molta libertà di espressione. E ho lavorato per Rai Storia, un disegno animato, dal titolo “Testimoni”, si tratta dei personaggi che hanno fatto il Risorgimento. E poi sono in fase di studio per creare qualcosa di molto personale. I frutti del disegno ci mettono molto a maturare, è un’attività che prende forma molto lentamente».

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