Archivio | ottobre 10, 2012

Caro Vasco, ti scrivo…

Non fare brutti scherzi. Caro Vasco, da te voglio solo buone notizie. Via dall’ospedale a casa a comporre ed a rispondere a chi, da mesi, combatte con le falsità che quasi ogni giorni ti danno per morto o per morituro. Tu devi restare qui ancora un bel po’, adesso poi ti sei pure sposato! Vabbè fingiamo che tu non abbia rinnegato tutto quello che in questi anni hai raccontato.
Per me resti il genio della sregolatezza, nei secoli. Amen.
Arrivi la prima volta a “Superclassifica show” con “Brava Giulia” e “Ciao”, “C’è chi dice no” in testa alle classifiche per settimane, ma io non capisco. Me lo ricordo il nostro primo vero incontro, quando Mario mi fece ascoltare “La nostra relazione” e, pochi mesi dopo, in un ipermercato sperduto di Fidenza comprai un cd. Il primo, fino ad allora avevo solo cassette. “Jenny è pazza”, “Silvia ( fai presto)”, in “Ma cosa vuoi che si a una canzone” e i nomi di donna a te tanto cari, come i personaggi dell’universo femminile che popolano le tue canzoni (Giulia, Sally…), erano divenute facce del mio mondo. Comincio la forsennata ricerca dei tuoi vecchi dischi. Folgoranti gli anni della scuola, i pomeriggi a cercare di capire qualcosa di equazioni ed integrali e le parole che martellano il cervello… “Ti voglio bene…Non l’hai mica capito”.. E poi venne il doppio album, il live a San Siro, di cui non potevo certo dimenticare il titolo “10/07/90”, era il giorno del mio compleanno. “Brava” diventava la mia preferita, altro che “Albachiara”, insieme a “Va bene così”. “Liberi, liberi”, riscoperto, diventa la mia bibbia insieme a tutto ciò che d’inglese propinava Deejay Television.
E viene il tempo de “Gli spari sopra”. Caduta di stile, delusione profonda. Mettici pure una canzone che portava il mio nome “Gabri” che ho detestato a primo ascolto, e che anche adesso, a distanza di anni, odio. Cerco di riassestarmi riascoltando il “Tango della gelosia”, piccolo capolavoro, e vado in estasi per gli “Angeli”, mi perdo nell’assolo di chitarra spacca cuore.
E’ maggio 2007 quando Francesca mi fa la proposta oscena: Luglio, live a Messina, stadio (maledettissimo) San Filippo. Prendere o lasciare. Ho temuto che potesse essere l’ultima occasione. Ora o mai più. Siamo partite nel primo pomeriggio. Abbiamo annaffiato l’erba e siamo rimaste in piedi quattro ore. Tu sei stato immenso. Iniziando puntuale. Balliamo. A scapito delle leggende metropolitane che vogliono i tuoi concerti come luoghi di perdizione non succede nulla di strano. La musica ci fa dimenticare tutto. Non mi sono mai pentita di quella scelta. Quanti anni avevi? Eri ancora il padrone di Zocca. Che si commuove sinceramente quando ricorda il suo chitarrista scomparso. Vasco, Vasco, che superi tutto e tutti, a mostrare che non sei una moda, che ti muovi coll’evolversi delle teste, che vai a ritmo di social network. Vasco caro, sono sicura, e faccio tutti i gesti scaramantici del mondo, ci rivedremo.
Gabriella

Ps: Datata 3 ottobre il giorno in cui Vasco esce dalla clinica di Villalba, dopo l’ennesimo ricovero.

Dal femminismo alle veline


Ne è passato di tempo da quando bruciavano i loro reggiseni. Certamente il femminismo era servito a risvegliare le coscienze delle donne, ad aprire gli occhi sulla esistente discriminazione con gli uomini e a dar loro la consapevolezza che entrambi godono di pari dignità.
Digeriti gli anni Settanta, la donna, consapevole delle proprie capacità, amplia gli orizzonti e sperimenta tutto ciò che non era consentito fino ad allora.
Negli anni Ottanta la donna decide di investire la vita completamente nella carriera lavorativa.La scelta del lavoro che surclassa tutto il resto, porta agli inevitabili cambiamenti nella struttura della famiglia e, di conseguenza, anche nella società. L’angelo abbandona il focolare e cambia il rapporto con l’uomo, il compagno del quale non si è più le sottomesse e, grazie all’indipendenza economica, si chiede trattamento da pari a pari. Il rovescio della medaglia è l’aumento delle incomprensioni e anche le separazioni ed i divorzi. Processo che va avanti fino agli estremi della disgregazione dello stesso nucleo primigenio ed al suo allargamento a famiglie di fatto comprensive di mariti, ex mariti, nuove mogli, figli dei matrimoni precedenti, figli dei nuovi compagni ecc. Insieme alla perdita dell’essenza della famiglia si perdono anche i valori. Questo è il prezzo altissimo pagato dalle “figlie di Eva” che fa da contraltare ai passi da gigante nel campo dell’affermazione lavorativa.
Negli anni Novanta l’avvento dell’era dei personal computer e di internet fa il resto. Il cambiamento della forza dei mass media e l’arrivo dei nuovi, più moderni, mezzi di comunicazione portano avanti un processo già innescatosi con la ferra volontà delle donne di essere scapigliate ed indipendenti ad ogni costo.
Si arriva agli anni Zero che pullulano di fuochi fatui dell’apparire. Svuotate, ma principesche e griffate, l’importante per le donne è essere bellissime e competitive. Ormai padrone esclusive del proprio corpo, se ne possono servire, se vogliono, anche per fare le veline o per intraprendere una folgorante carriera sportiva. Consapevoli della propria intelligenza le donne possono affrontare percorsi di studio e ricerca sempre più complessi, per dare la scalata a posti di responsabilità sempre più grande. Purtroppo le grandi poetesse, le atlete mondiali, le scienziate non sono mai proposte come modello.
La consapevolezza dell’essere donna viene, in molti casi, utilizzata per fini eticamente sconsiderati, fino all’idea estrema della mercificazione e cooptazione come unico mezzo femminile per emergere. Il “mestiere” di velina ed affini, propinato in tutte le salse, acquista il sapore della magica chiave che apre le porte per la realizzazione dei desideri. La panacea ideale per chi trova comodo guardare al gentil sesso solo in superficie. Le donne sono sempre lo specchio della società. Purtroppo, la spesso mal celata mancanza di dignità femminile, comunica oggi un disperato senso di smarrimento.

Gabriella Lax