Vermeer ed il mistero della luce


L’incanto della bellezza di Scarlett Johansson, superba musa nel film “La ragazza con l’orecchino” contribuisce a far conoscere una delle opere di uno dei maggiori esponenti della pittura olandese del XVII secolo Jan Vermeer.
Incerta la data di nascita per l’autore di soli quarantacinque quadri in tutta la vita, Veermer fu conoscitore e mercante d’arte, ma si considerava soprattutto un pittore. I suoi lavori erano creati su commissione e non andavano oltre due o tre opere all’anno, quel tanto che gli occorreva per mantenere la moglie che gli donava figli a iosa (arrivarono ad undici).
Le Scuderie del Quirinale di Roma ospitano, da qualche giorno la mostra dal titolo “Vermeer, il secolo d’oro dell’arte olandese”. Pittore nel Seicento avvolto nel mistero, Vermeer fu riscoperto solo nella seconda metà dell’Ottocento.
Di lui si sa che sono rimaste poche opere, per lo più di piccolo formato: due religiose, una di argomento mitologico, una o due allegoriche, due paesaggistiche e pochi ritratti e soprattutto descrizioni di ambienti borghesi colti nella loro vita quotidiana nei quali primeggia una figura femminile.
Ma è l’uso sapiente della luce, la forza di Vermeer rispetto agli artisti coevi che hanno ritratto le stesse scene di vita quotidiana dell’Olanda del XVII secolo. Un’atmosfera stranamente malinconica la sua, quasi irreale che ruota intorno ai protagonisti delle opere e li cattura col suo “je- ne- sais- quoi”, impastando il tempo e sublimando una sottile attesa d’indefinito che contribuisce ad astrarli dal dato quotidiano e banale “dei gesti compiuti (la lattaia che versa il latte, la ragazza che legge una lettera, la donna che suona e beve il bicchiere di vino che le viene offerto da un ammiratore) per elevarlo a sostanza esistenziale”.
La mostra è una pregiata esposizione di opere di Vermeer (rarissime e distribuite nei musei di tutto
il mondo, nessuna in Italia), alla quale si accompagnano altre cinquanta (circa) opere di artisti olandesi suoi contemporanei. Facile così fare un confronto stilistico sul modo di Veermer i rapportarlo ai colleghi del tempo, artisti attivi nella sua città natale e nei vicini centri di fermento culturale quali Amsterdam, Haarlem e Leida.

One thought on “Vermeer ed il mistero della luce

  1. Rembrandt è stato un genio, Vermeer un altro fenomeno.

    Ancora ricordo quando ho visto il cambiavalute di Rembrandt: c’era chi diceva guardando la tela: “Ma da dove proviene questa luce?”.

    Era un effetto prodotto dal suo genio pittorico…sembrava che ci fosse un fascio di luce proiettato sul quadro.

    E che dire de “La ronda di notte”…l’ho ammirato al Louvre di Parigi (oggi è al Rijksmuseum di Amsterdam), e non volevo staccare più gli occhi da quel quadro.

    L’estrema vividezza e qualità dei colori nei dipinti di Vermeer, Rembrandt ed altri pittori fiamminghi è dovuta alla grande cura posta nella preparazione dei colori ad olio e nell’estrema ricercatezza dei migliori pigmenti rintracciabili all’epoca. Esprimevano il mistero della vita raffigurato nei volti e nelle scene.

    Eseguivano le proprie opere con un realismo eccezionale, frutto di una tecnica che pur ispirandosi a modelli del Rinascimento italiano si è evoluta in modo così indipendente e originale da diventare un punto di riferimento anche per le arti visive dei secoli successivi.

    Niente secondo me è eguagliabile…..

    Personalmente considero l’arte moderna in diversi casi un grande bluff, nonché molti pittori mitizzati non meritevoli di grande considerazione..

    Se poi li confronti con i fiamminghi del ‘600 mi viene da piangere.

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