Aquino, jazz fuori dalle mode


Suona la tromba da autodidatta ma, a sentirlo, non ve ne accorgereste. La passione per lo strumento iniziata dopo gli studi lo ha preso talmente tanto da renderlo uno dei musicisti più innovativi (suona anche il flicorno) e premiati del jazz.
Luca Aquino è originario di Benevento ed ha coniugato la l’amore per la musica con la sperimentazione per uno strumento che non è duttile quanto altri.
Ancora una volta splendido ospite di Roccella Jazz Rumori Mediterranei con un progetto ad hoc, omaggio a Gil Evans, nato per il festival ha l’intelligenza stilistica che lo porta a percorrere strade nuove ad avventurose. Sin dalla preparazione dei suoi dischi. Il trombettista è anche compositore impegnato nella registrazione, in questi mesi, del suo nuovo album.
Al momento in cosa sei impegnato?
«Il 18 ottobre ricomincio un intenso tour col quartetto del batterista franco/ivoriano Manu Katchè, per poi registrare il mio nuovo album “aQustico””, in uscita con la Tuk, l’etichetta di Paolo Fresu, penso a marzo 2013, e ancora farò la colonna sonora di un corto dal titolo “Il mese di giugno”, scritto e diretto da Valerio Vestoso, con Nello Mascia, Claudia Vismara e Rosario Giglio. Sto inoltre pensando di riorganizzare il festival Riverberi nella mia città Benevento».
E i tuoi inizi?
«Ho cominciato a suonare la tromba a vent’anni prevalentemente da autodidatta. Provengo da un ascolto rock e in realtà mi sono appassionato al jazz durante un seminario con Paolo Fresu a Benevento. Con Chet Baker e Freddie Hubbard sono arrivato ad innamorarmi totalmente di Miles Davis».
Cos’è per te il jazz?
«Posso dire che non è una musica fangosa. Il jazz è una musica spugnosa, che assorbe e vive del presente e prende i suoni per rivoltarli nel futuro. Così io lavoro nelle mie composizioni».
E’ opinione diffusa che cultura faccia rima con superfluo e con la cultura non si può vivere. Da musicista qual è la tua visione?
«Pensare questo è un grosso errore. La cultura, al di là del jazz e della musica, più in generale, alimenta le menti delle persone e libera dalla barriere, ci proietta verso qualcosa di diverso e di nuovo. E’ proprio attraverso la cultura che si può alimentare il turismo di qualsiasi territorio»..
Come può un giovane musicista esprimersi in questo tempi di crisi?
«Ora come ora musicalmente c’è più richiesta all’estero rispetto al nostro Paese. In Italia, tra l’altro, ci sono procedure burocratiche che, spesso, allungano i tempi a dismisura».
Viaggi molto, la situazione all’estero è diversa?
«All’estero, soprattutto nel Nord Europa, c’è una grande attenzione verso l’avanguardia, dal punto di vista musicale, naturalmente. Da noi, e non mi riferisco né al festival di Roccella Jazz, né a quello di Reggio, la spontaneità, la sperimentazione vengono sacrificate sull’altare per qualche musicista modaiolo, che viene invitato solo perché in voga in quel momento».

Gabriella Lax

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