Archivio | ottobre 6, 2012

L’America e i suoi falsi miti

Minnella (secondo da destra) tra i Nativi d’America

«L’unica America falsa è quella che pretende di essere l’unica. E’ facile indulgere nell’America del “mito”, pubblicizzata ed esportata ai quattro angoli del mondo». A distruggere gli stereotipi legati al nuovo continente ci pensa il libro “L’America non esiste… Io ci sono stato. Viaggi e storie” di Nando Minnella, edito dal Gruppo Editoriale L’Espresso e distribuito da Feltrinelli. Un viaggio lungo e articolato che Minnella compie lungo le highways, da Est ad Ovest.

E Nando Minnella è proprio una persona particolare. La sua energia positiva si coglie al primo sguardo.Minnella è giornalista (ha scritto per il Manifesto e su altri giornali e riviste) e scrittore di Reggio Calabria, studioso di storia e cultura delle minoranze americane, ha tradotto poesie e documenti dei Nativi d’America, ha curato diversi libri e saggi sul tema.Dopo gli studi intrapresi all’Università Orientale ha iniziato, più di trent’anni fa, una serie di viaggi, nel paese «Antitelevisivo per eccellenza, fondamentalmente differente da quello che le immagini a cui film, serial e soprattutto mass-media ci hanno abituati, un enorme spazio in cui s’incrociano i destini di variegati mondi ed etnie, superaffollate megalopoli e sconfinati spazi desertici, incommensurabili ricchezze e indicibili solitudini e povertà».
Ha vissuto con gli Indiani d’America Minnella. Tra canti e peyote ne ha assaporato l’affascinante cultura, ne ha scoperto le peculiarità ed ha vissuto il sogno «La forma più alta di coscienza di coscienza collettiva».
Forte è stata la sua denuncia ad Amnesty International per il genocidio che subiscono.«Gli indiani d’America sono confinati nelle riserve e sono sottoposti a leggi differenti e discriminati (così tutte le minoranze etniche) come la “Major Crime Act” che risale al 1885. Le stesse riserve indiane si trovano in condizioni da Terzo Mondo, con abitazioni malsane, gravi carenze igienico sanitarie e sono il top della miseria targata Usa. La vita media degli indiani è di 45 anni, hanno il più alto tasso di suicidi, soprattutto tra i giovani, quelli che maggiormente subiscono l’emarginazione. Sono reclusi, senzatetto, in due milioni vivono nelle riserve: Comanche, Sioux, Apache. Mentre nelle carceri speciali, a loro danno, si consumano le “torture pulite” come i manganelli psichici, la deprivazione dal sonno, uno sterminio “underground”».

«E le condizioni peggiori coinvolgono le donne, sterilizzate contro la loro volontà e discriminate per tre motivi: in quanto donne, povere e pellerossa. Per non parlare delle adozioni forzate dei bambini che vengono tolti alle famiglie povere. Un’America in cui la schiavitù non è mai finita, in cui la segregazione razziale è arrivata fino ai giorni nostri, in cui ci sono 45 milioni di poveri e nessuno ne parla». Finita l’intervista Nando Minnella mi abbraccia. Perché l’abbraccio è in grado di trasmettere l’energia…

Gabriella Lax