Archivio | settembre 20, 2012

Guttuso diceva di Picasso


Se vi trovate a Milano, fino al mese di gennaio, non potete non visitare la mostra antologicadedicata a Pablo Picasso. Dopo aver fatto il giro di mezzo mondo l’artista torna per la terza volta in esposizione nel capoluogo lombardo, a Palazzo Reale, nella mostra curata da Anne Baldassari, riconosciuta a livello internazionale fra i più importanti studiosi dell’artista, curatrice del Musée National Picasso di Parigi dov’è conservata la più grande collezione al mondo delle opere dell’artista spagnolo.
E, a proposito del grande artista, qualche tempo fa, ho avuto la fortuna di conoscere uno dei cugini del pittore Renato Guttuso, Carlo Carcione che mi aveva raccontato un simpatico aneddoto sull’artista. Uno dei rapporti d’amicizia più stretti Guttuso lo ebbe col geniale Picasso, suo modello stilistico e morale. Di lui Guttuso raccontava ad amici e conoscenti della straordinaria, quanto inaspettata, generosità. «Di solito – aveva spiegato Guttuso – ci si immagina questi personaggi ricchi ed aridi ma non è così». Ed a sostegno di questa tesi, il pittore di Bagheria tirava fuori l’aneddoto dell’amico «Picasso amava girare per la Spagna, un modo per conoscere luoghi, spunti del colore e paesaggi. Nel suo girovagare, un giorno, si fermò dentro una piccola rivendita di tabacchi, nel cui bancone c’era un vecchietta. La donna ovviamente non riconobbe l’artista e, tra una parola e l’altra, cominciò a raccontargli dei suoi acciacchi, della sua vita triste.
Così parlava che, ad un certo punto, Picasso le chiese che cosa la avrebbe resa felice, e la donna spiegò che mai aveva avuto una casa di sua proprietà. Il pittore allora, in pochi minuti, fece un piccolo dipinto ad olio e lo regalò all’anziana. «Con questo – le disse svelando infine la sua identità – puoi guadagnare e compare una casa tutta tua».

Gabriella Lax

Sandokan e Gesù…

Perduta tra Sandokan e Gesù di Nazareth. Perché l’unico altro mio ricordo da piccolissima è la neve. Bianca, che copre ogni cose e che guardo, come nella favola, dalla finestra della porta. Poi spuntano loro. Mi sono persa tra i capelli arruffati e le facce sporche. Il primo lottava per la libertà e per la sua “Perla” Marianna. Il secondo predicava l’amore e l’uguaglianza tra gli uomini, prima che gli stessi, con immensa riconoscenza, lo stascinassero fino alla croce. Sarà stato il fascino del derelitto? No, i miei amori di (quando ero) bambina avevano qualcosa di ben più sottilee radicato. Quelle facce ora rabbiose, ora incantevoli si sono nascoste dentro di me con un imprinting che non mi lasciato, per molti e molti anni, scampo. Certo per passare dai capelloni a Mastrolindo ce ne vuole…