Archivio | settembre 19, 2012

Alessia Crea, nomen omen


A fascicoli, faldoni ed udienze ha preferito le passerelle. “Nomen omen”. Chissà quante volte glielo avranno ripetuto negli ultimi anni ma Alessia Crea, che tra poche ore sfilerà con le sue creazioni alla Fashion week di Milano, è un vero talento. Creatività sopita, per anni rimasta dietro i libri. Da Palmi a Messina per studiare giurisprudenza e laurearsi a pieni voti e poi (mia cara t’invidio, non sai quanto!) via fino a Milano, all’Istituto Europeo del Design per diventare (certificata) stilista, della durata di tre anni. Già durante il corso di studi fa tirocinio nella sede milanese della casa di moda di Antonio Marras e li resta per qualche anno imparando tutto quel che c’è da sapere per iniziare ad aprire le ali per volare. La sua verve creativa la porta a vincere, per ben due volte, l’ultima edizione di Netx Generation, il concorso per giovani talenti della Camera nazionale della moda.Da qualche tempo, insieme al fidanzato, ha creato “Casamadre”, brand di calzature per uomo e donna.
Cosa sognavi di fare “da grande”?
«Ovviamente questo lavoro: la stilista (nds ride). Da bambina vestivo le bambole, ma prima l’ho sempre visto come un hobby. Ho frequentato il liceo classico e poi mi sono laureata in giurisprudenza perché, nonostante l’amore per la moda, non volevo lasciare a metà il corso di studi universitario. Nella vita c’è sempre tempo per fare tutto. Da Antonio Marras ho imparato veramente tanto su come si sta sul campo: come nasce una sfilata, cosa succede dietro le quinte e, ancor prima durante la preparazione. Ho lavorato anche per Custome National, brand di borse italiano e per il marchio Moi Multiple. Il salto di qualità è arrivato vincendo i concorsi».
Calabrese di Palmi, si fa più fatica ad emergere dal Sud?
«Devo proprio dire di sì. Per forza per emergere bisogna andare fuori».
Come immagini una collezione?
«Le mie fonti d’ispirazione sono le persone che incontro tutti i giorni, i viaggi che ho fatto. Solitamente parto da una donna che mi colpisce e poi passo ai colori, ai volumi e così sviluppo le mie idee intorno. Mi hanno ispirata gli abiti talari, maschili e femminili, ne ho studiato i dettagli, le lunghezze, i tessuti, da un punto di vista tecnico. E ancora il mondo marino ed un mio viaggio in Giappone».
Che tipo di donna riesce ad ispirarti?
«Penso una donna artista: fotografa, pittrice perché sono donne che percepisco come libere e aperte di mentalità».
Il tuo stilista?
«Antonio Marras e Prada tra gli italiani. Poi certamente Alexander McQueen”.
Negli abiti sembra puntare soprattutto sui volumi, o sono solo una parte del gioco di stile?
«Amo gli abiti ampi, con molto tessuto, e studio, in particolare, la struttura degli abiti, appoggiandone prevalentemente il peso sulle spalle. Ma mi piacciono i contrasti tra i materiali diversi tra loro».
C’è qualche tessuto che prediligi?
«Certamente la seta, la ricchezza delle stoffe giapponesi ed il velluto».
Dalla moda si può ricavare una ricetta anticrisi?
«La moda è lo specchio dei tempi, riesce ad adattarsi in maniera duttile al periodo di crisi ed a cambiare in base al momento storico».

Gabriella Lax