Non posso viver senza te…

Si, ammetto anch’io sono dipendente. Il suono squillante del Blackberry riecheggia come una sveglia al mattino. Davanti alla colazione, con gli occhi ancora semichiusi, il cervello attivo al 60% e con la mano automa indirizzata alla tazzina di caffè parte il primo sguardo di verifica delle e-mail ricevute sul diabolico marchingegno.
Poi una controllata alle news dal mondo per essere sempre aggiornati. Nel migliore dei casi, dalla colazione in poi, saranno circa dodici ore di intenso face to face col telefonino, i phone e simili. L’orologio al polso non serve più, l’ora si controlla sul cellulare. Con la suoneria rigorosamente abbassata, alle riunioni, persino di lavoro o mentre i bambini dormono, l’occhio cade sempre sul quadrante colorato. Il desk si illumina magicamente lasciando intravedere la foto di figli, nipoti, parenti, o ancora dell’attore o della pop star del momento o dell’animale domestico. Nei casi di narcisismo il soggetto proprietario sul desk ha una sua solitaria foto.
Pausa pranzo, pausa lavoro, il telefonino permette di chattare e comunicare in tempo reale con gli amici ed i conoscenti. In caso di distrazione la lucina rossa indica che c’è qualcosa da leggere, una chiamata persa ecc.
Attenzione, puo’ creare dipendenza”. Come già succede per le sigarette, queste parole dovrebbero accompagnare, a chiare lettere, le scatole dei cellulari moderni divenuti più che amici inseparabili, dei compagni insostituibili, veri e propri prolungamenti della mano in qualche caso. In caso di smarrimento, anche momentaneo, ci si sente come privati di un arto, “monchi”, se non peggio smarriti e senza punti di riferimento. Rispetto a fumo ed alcolici la situazione, coi cellulari, è peggiore, poiché i cosiddetti effetti collaterali sono ancora più subdoli nel loro modo di manifestarsi. Secondo le ultime note ricerche, l’Italia ha un triste primato, colleziona più numeri di cellulari attivati che abitanti. E nel calderone delle assurdità si inseriscono alcuni ricercatori americani che hanno interrogato un campione di mille persone sull’importanza del cellulare.
Le risposte hanno evidenziato, ancora una volta, una devastante dipendenza dai piccoli marchingegni elettronici. Il 60% degli intervistati preferirebbe separarsi per una settimana dall’alcol
piuttosto che lasciar spento il cellulare. Piuttosto che perdere il cellulare per una settimana, il 33% farebbe cambio con la tv e il 15% andrebbe volentieri dal dentista. Secondo un altro sondaggio, con la motivazione che è fondamentale per il lavoro e l’organizzazione della vita domestica, il cellulare supera per importanza anche la moglie. Alla tecnologia si fa presto ad abituarsi è vero, ma altrettanto difficilmente si riesce a farne a meno. La domanda nasce spontanea: fino a qualche anno fa, come riuscivamo a stare senza telefonino?

Gabriella Lax

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