Fascino made in Calabria

Non lasciatevi ingannare dall’aspetto. Antonio Tallura è un calabrese doc non solo affascinante e solare, ma è anche un uomo generoso che si prodiga per il prossimo. Torna a Roma dopo le vacanze nella sua Locri. Tallura è l’attore che molti ricorderanno come uno dei protagonisti di “Incantesimo”, “Vivere”, “Cento vetrine” “La squadra”, “Crimini” ma ha lavorato in teatro con grandi registi e in film per la televisione e per il cinema.
Come nasce l’amore per la recitazione?
«Tutto è iniziato al liceo di Locri, all’epoca, coi compagni, avevamo messo su un gruppo teatrale dal nome “Teatro popolare locrese”, era la fine degli anni Settanta. Poi sono partito per l’accademia d’arte drammatica “Pietro Scharoff”. Da quel momento ho iniziato la mia una carriera professionale, spaziando dal teatro (con registi quali Zeffirelli, Griffi, Lavia, Sepe nds ) al cinema fino alla televisione».
Col pubblico che rapporto ha?
«Per mia indole, per come sono fatto, ho un rapporto vitale, mi piace sentire l’affetto delle persone e ricambiarlo. Tuttavia mi rendo conto che cinema, fiction e teatro danno riscontri diversi. Nel teatro il dialogo col pubblico è immediato, negli altri casi invece è differito nel tempo, come è differita la stessa visibilità. Quindi può succedere che ho girato tanto tempo prima e poi, quando le serie o il film vanno in onda, magari le persone mi fermano, mi fanno domande».
C’è qualche personaggio di quelli che interpretato nel quale si riconosce?
«Veramente sono due. Arturo Maffioti, cattivissimo in “Vivere”. Ma non perché io mi senta cattivo piuttosto perché ho messo in lui tutte le caratteristiche che io detesto nelle persone: l’arroganza, l’essere ruffiani e arrivisti. E poi c’è il medico di “Incantesimo”, Nicola Freddi che invece è il medico condotto che tutti avrebbero voluto avere accanto. Per tanti anni sono stato la spalla, a volte romantica, comunque sempre disponibile ad ascoltare i problemi che si presentavano».
Con la sua Calabria che rapporto ha mantenuto?
«Diciamo di amore assoluto. Un amore che, a volte, come succede nella vita, ti rende cieco e non riesci a vedere la realtà. Quando arrivo qui poi non vorrei partire ma mi rendo conto che i problemi ci sono, sono tanti e non si fa niente per risollevare questa terra».
E la nazionale attori?
«E’ un impegno che mi riempie di gioia perché portiamo avanti gesti assoluti di solidarietà, le persone ci accolgono con tanto affetto. E con la nazionale proprio e ad ottobre saremo a New York insieme agli altri italiani a festeggiare il Columbus Day».
In che cosa sarà impegnato prossimamente?
«Uscirà in Rai “Un caso di coscienza 5”, e poi, da dicembre, al teatro Parioli di Roma porterò con Corinne Clery il “Tartufo” di Molière, in cui interpreto Cleante, uno dei protagonisti».

Gabriella Lax

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