Archivio | settembre 9, 2012

I segreti di “20 sigarette”


Mi ha colpita profondamenete e mi ha smosso. Fino al midollo. Ho visto “20 sigarette” tutto d’un fiato. Chiudendo gli occhi. Col batticuore. Consapevole, piuttosto, che il dolore che avevo davanti era stato dolore vero anche se reinterpretato da attori. Ho decido che il regista Aureliano Amadei era una persona che avrei voluto conoscere. Il film racconta la storia vera di Amadei, lo rappresenta ventottenne anarchico e antimilitarista, precario nel lavoro che riceve l’offerta di partire per lavorare come aiuto regista in un film da girare in Iraq, al seguito della missione di pace che portano avanti i militari italiani. Non ascolta le critiche degli amici, i consigli della sua compagna-amica Claudia e decide di partire. Un viaggio che s’interrompe tragicamente, giusto il tempo di fumare le prime venti sigarette. Amadei viene catapultato nel mondo militare dove, in poche ore, riesce a scorgere un’umanità inaspettata, al seguito di Stefano Rolla (regista che lo ha coinvolto nel un film da girare), prima di ritrovarsi drammaticamente coinvolto nell’attentato alla caserma di Nassirya del 12 novembre 2003. Amadei resta l’unico civile sopravvissuto al terribile scempio della strage.Da quella terribile esperienza il regista romano trae spunto per un romanzo, “Venti sigarette a Nassirya”, edito da Einaudi Stile Libero, scritto a quattro mani con Francesco Trento. Dal libro, il passo al film di successo “20 sigarette” è breve.

Cosa manca oggi al cinema italiano?
«Manca la programmazione alla base, manca l’industria con un progetto serio dietro. Ci perdiamo per anni dietro le mode del momento e continuiamo a strascinarci film di quel genere per quattro o cinque anni. Si dovrebbe centellinare un film buono, invece egoisticamente si cercail “tutto e subito”».

Come nasce l’amore per il cinema?
«Mio nonno Gianni Amadei ha sempre fatto cinema e mi portava sul set fin da bambino. Lui aveva iniziato negli anni Cinquanta facendo il truccatore. Ho fatto tanto teatro ed ho frequentato l’accademia d’arte drammatica e mi è servita per riuscire a comprendere a fondo il ruolo dell’attore».

Ed il salto per diventare regista?
«Il salto l’ho fatto con la bomba a Nassyria (ride nds). Quel momento, quell’episodio mi ha cambiato comunque la vita e mi ha catapultato verso una scelta obbligata».

Cosa diresti ad un giovane che vuol intraprendere la carriera di regista?
«Certo, ci sono tanti modi per arrivarci, poi molto dipende dal singolo individuo. Penso sia fondamentale capire ciò che si vuole dire e farlo. Se si vuole raccontare una storia si può decidere se fare un thriller o un western, l’importante è avere l’idea forte».

A cosa è dovuto il successo di “20 sigarette”?
«Probabilmente al fatto che ho raccontato una storia. Forse è per questo che chi mi incontra vuole abbracciarmi, trasmettermi stima e affetto».

A proposito di sigarette…Ha intenzione di smettere di fumare?
«Ah si si certo. Il sogno di quasi tutto quelli che fumano è riuscire a mettere…».

Gabriella Lax