Amarcord …dal ripostiglio


Munita di tanti gettoni, dentro la cabina telefonica, chiamavo in Svizzera il mio fidanzatino di un amore figlio di un’estate. Una scena che oggi non potrebbe mai accadere. Quanti oggetti, una volta di uso comune, sono nel ripostiglio o peggio son caduti nel dimenticatoio perché irrimediabilmente superati dall’avanzare della tecnologia moderna.
Tornado al gettone, del valore di 200 lire, utilizzato per chiamare dai telefoni pubblici, oggi reperto quasi archeologico così difficile da trovare. E il telefono fisso? Si quello che a casa stava ancorato sul mobiletto all’entrata per intenderci, superato abbondantemente dall’avvento dei moderni cordless che consentono di parlare senza restare vincolati alla lunghezza di un metro e mezzo del filo.
Sono sparite ad una ad una anche le cabine telefoniche, ormai utilizzate solo in caso di necessità e comunque non fatte più come una struttura chiusa (quella in cui Clark Kent si trasforma in Superman per intenderci) ma costituite dai soli apparecchi, circondati da uno strato isolato di plexiglas.
E che dire delle cartelle? Oggi relegate ad icone sul desktop. I bimbi odierni caricano i loro quintali di libri in zaini da portare sulle spalle. Non sarebbe stato facile trasportare le stesse quantità con le “cartelle” che, prese dal manico, erano fatte per essere trasportate con una sola mano. Per non parlare del loro antenato… l’elastico porta libri.
Sul capitolo musica l’elenco degli oggetti “vittime” è vasto. Contrariamente al vinile (tornato fortemente in auge nell’ultimo periodo per via della qualità del suono che non viene pareggiata neanche dai moderni lettori laser) scompaiono le musicassette (micro e macro) e, con esse, gli oggetti cult che avevano caratterizzato la vita degli adolescenti degli anni Ottanta: mangiacassette e walkman (lontani antenati dei moderni i-pod) che, caricati a batteria, consentivano di portare la musica in giro e di ascoltarla tramite cuffie. A proposito di cuffie, era stata una moda molto curiosa e passeggera, quella dei paraorecchie. Si trattava di fac-simile delle cuffie, circondato da pelo nella parte che ricopriva il padiglione auricolare, oggetti erano nati per proteggere le orecchie dal freddo, in realtà erano un accessorio di tendenza importato dagli Usa.
Infine, quanti di noi oggi si fermano a scrivere una lettera? La domanda è retorica perché, bando alle lungaggini, la posta elettronica e soprattutto gli sms dai cellulari, hanno soppiantato le missive fatte di carta e inchiostro. L’utilizzo di computer e telefoni cellulari consente di raggiungere
amici e parenti in ogni località della terra, in maniera istantanea. Riflettiamo però con nostalgia sul genere di magia a cui abbiamo rinunciato: aspettare una cartolina, aprire una busta, fa battere ancora il cuore. Peccato che, ormai questo, come tanti altri, sia un gesto d’altri tempi.

Gabriella Lax

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