L’industria del bello vince la crisi


Il corridoio è scarno ma introduce al salotto che porta con sé tanto di Gianni Versace. Il tavolo basso con tutte le riviste dalle copertine celebri. Su tutto domina il divano nero ad “L”, coperto di cuscini sobri di vari colori, immancabili i ricami con la firma dello stilista. Certo il piccolo gioiello è il mobile sul quale si accomodano decine di foto, ritratti originali, dal vivo: la storia della famiglia che ha cambiato per la moda il volto del made in Italy. Il mio rapporto con Santo Versace, fino a qualche giorno fa, era stato sempre simpaticamente telefonico. Ben si capisce perché, sulla soglia della porta di casa mi accoglie esclamando “Finalmente ci conosciamo”. Da quel momento in poi le parole scorrono lungo un nastro perché gli occhi sono impegnati a percepire quanto di più sconosciuto si affacci al mio sguardo.

Questa casa è piena di ricordi?
“Abitiamo qui da quarant’anni, entrammo qui nel settembre 1972, e ci siamo rimasti. Prima c’eravamo tutti, io, Gianni, Donatella, mio padre e mia madre e Nora, adesso solo lei viene qui tutti i giorni. Ma la casa è rimasta intatta, com’era stata fatta quarant’anni fa. E’ una casa che avevano arredato insieme Gianni e mia madre che aveva sempre deciso ogni cosa. Si confrontava con Gianni ed era sempre dura, precisa e puntuale”.
E il suo rapporto con Reggio Calabria?
“Spesso mi chiedono “Quando torni a Reggio Calabria?” io rispondo che da qui non mi sono mai mosso perché le radici e l’anima sono qui. Qui c’è un ricongiungimento tra corpo e i sensi”.
Cosa può dirci del Made in Italy nel mondo?
“Che sta andando molto bene. La Versace, nei primi sette mesi dell’anno, nei negozi di proprietà ha fatto più 44,7 %, come la Tods che ha fatto circa 10% in più: Tutte le aziende di qualità del mondo del bello, perché preferisco parlare di industria della creatività, della qualità, dell’eccellenza (che comprende moda, design, gioielleria di qualità) sta andando molto bene, sta mantenendo alta la bandiera italiana del mondo, sta tenendo in piedi il Paese con le esportazioni ed ha creato un’immagine splendida dell’Italia in tutto il mondo. Mentre il nostro paese negli anni Settanta, ricordiamolo, era rappresentato dalla P38 e dagli spaghetti. Il lifestyle italiano sta trionfando nel mondo. Io sono stato anche fondatore di Altagamma, sono stato presidente pro tempore fino al 30 giugno, i risultati ed i bilanci vanno molto bene”.
Com’è andata l’accoppiata Versace e H&M?
“Un lavoro fantastico, al di sopra di ogni previsione. Felicissima Donatella, felicissima la Versace e anche i signori di H&M. Questo impegno ha fatto si che tutto quello che si che tutto quello che è la storia, la cultura di Gianni Versace andasse in giro in tutto il mondo, a tutti i livelli”.
Ci può anticipare qualche novità per la prossima stagione?
“Quando si tratta di creatività lasciamo parlare Donatella, noi parliamo di lavoro, di bilanci, di sviluppo del settore. Ma per la prossima stagione avete visto le sfilate, lo sapete già. Ogni tanto rivedere qualche sfilata di Gianni Versace che non farebbe male (ride nds)”.
Che cos’è la medusa, simbolo della Versace?
“Tutte le aziende hanno un simbolo che le contraddistingue. L’abbiamo cercato anche noi. Gianni, infine, pensando alla Magna Graecia, pensando a tutti i resti che si trovano sul Lungomare, ripensando alla medusa, si è convinto che fosse il simbolo perfetto per rappresentare la Versace. Nella mitologia si narra che chi guarda la medusa resta di ghiaccio, di sale, di marmo, così, chi viene da Versace, deve restare legato a Versace per tutta la vita”.
Dalla centrale dimora esco fiera con un dono prezioso tra le mani: il rarissimo catalogo di Versace e Avedon che contiene la raccolta di foto di oltre vent’anni di lavori, del quale mi spiega Santo “Forse esiste qualche copia ancora in America”.

Gabriella Lax

Ps: A chi di voi avrà notato che, in poche settimane, su questo blog sono usciti ben tre articoli su Versace sottolineo che NON si è trattata di pura casualità. A Gianni Versace, mio concittadino (sempre poco ricordato nella città dello Stretto) devo il mio immenso amore per la cultura, per la moda, per il bello.

One thought on “L’industria del bello vince la crisi

  1. Sì ho notato nel blog diversi articoli su Gianni Versace ma credo che la cosa non possa che far piacere.

    La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo l’ottimo articolo è ciò che ho sempre pensato e di cui discutevo proprio l’altro giorno con alcuni amici: il mercato del lusso non conosce nessuna crisi.

    + 44,7% primi 7 mesi dell’anno…la Versace…+10% Tods….incredibile c’è una crisi spaventosa ma il lusso non conosce crisi..

    Fabio

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