Barbie, la bellezza del mito

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Eccola che mi sorride. Chiusa nella sua scatola rosa. Immortale. Diva. Donna. Ha poco più di cinquant’anni eppure è ancora bellissima nel suo abito candido. Bellissima. Perché non ci sono altre parole per definire la Barbie, bambola unica al mondo. Per mezzo secolo modello per le bambine che, anche inconsciamente, alla sua eleganza senza tempo si ispirano. Tutte da piccole avremmo voluto essere una Barbie. Splendida con i capelli lunghissimi e biondi, col naso all’insù ed con il sorriso perennemente stampato sul volto. Alta, magra, aggraziata. Per noi, bimbe senza grilli per la testa, l’alternativa era tra i bambolotti paffuti, modello neonato (leggi “Cicciobello”) o le mini donne dalle gambe affusolate. E la Barbie, creazione esclusiva della Mattel, batteva tutte. Per uno strano e sconosciuto motivo c’era una magica attrazione che ci faceva ammirare le Barbie. Un’attrazione irresistibile che portava a collezionare vestiti, cambiare abiti e (micro)sandali o scarpette che era facilissimo perdere. E solo qualche fortunata invece la collezione ce l’aveva proprio delle Barbie, di ogni modello ed ogni foggia.

Per quanto mi riguarda, oltre ad un braccio di gomma risalente (ritrovato nella fanciullezza), ne ho avute solamente due: Barbie “Malibù”, col costumino inteso viola e la faccia abbronzata, la mia prima vera e amata bambolina e Barbie “Ti voglio bene”, tutta cuori e brillanti rossi, dotata di cuoricini di carta a forma di cuore e magico stampino rosso che scriveva “I love you”.

Ad entrare oggi in un negozio di giocattoli e cercare una bambola invece si rischia un trauma e si rischia, soprattutto, di rimanere sommerse da una marea di esseri in plastica diabolici e sproporzionati. Le Winks, ad esempio, le oltremodo magre fatine magiche che le bambine di questi tempi adorano. Certo la Barbie ha parametri estetici lontani dal reale, ma queste specie di farfalle/ lucciole hanno pure le ali! O peggio ancora è imbattersi nelle Bratz. Guardatele da vicino, ma cercate di non spaventarvi: hanno il viso ovoidale di un alieno, le labbra a gommone e la classe di una balena ad un party di cristalli con i loro orribili zatteroni trash. Bambole bambine insomma vestite da grandi con gonne corte e scollature. Segno dei tempi che cambiano. Noi fanciulle di un tempo, invece, continuiamo ad adorare la favolosa Barbie.

Gabriella Lax

7 thoughts on “Barbie, la bellezza del mito

  1. Io invece ho vissuto indirettamente la barbie tramite mia sorella che aveva proprio tutto: stanze, cucine, mobili, camere.

    L’elemento positivo è che Barbie e le bambole in genere stimolavano molto la fantasia..perchè le bambine erano capaci di costruire tante storie interagendo con le amichette e/o sorelle.

    Bell’articolo..i miei complimenti.

      • Barbie in realtà mi è servita per stimolare la fantasia.

        Confesso, infatti, che la sorellina mi coinvolgeva nelle storie e quindi anche io dovevo inventare e costruire storie.

        Mi è servita anche a…mangiare perché per mia fortuna…..c’era la volta che le storie si svolgevano nella cucina di barbie e venivano preparate pizzette e piccole torte…per le quali mi sacrificavo..per giudicare se Barbie fosse una brava cuoca..

        Non so perché ma era la storia che mi piaceva di più…

        Credo che sia un falso mito il fatto che gli uomini preferiscono le bionde.

        Dal mio punto di vista molto meglio le more…

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