Dentro l’anima di “Carlostanaut”

«E mi stavo domandando quelle mutande gialle che fine abbiano fatto…Quelle che indosso all’inizio del video “Bambina col saltello”». Saverio Autelitano dei “Carlostanaut” è l’anima pulsante. Ricordo di averlo visto quel video, canzone orecchiabile, scene di pop art stranissime, girate con un sistema misto di tecnologie digitali, animazione, 3D. E Roma è stato il grande bozzolo in cui sono convogliate le energie musicali del gruppo «nato casualmente da una jam session». Poi vittorie nei festival in Italia, concerti con altre band e soprattutto tanta, tanta gavetta nei live. Adesso per il gruppo è arrivata l’ora di spiccare il volo verso i palcoscenici dell’Europa. Francia, Belgio, ma anche Inghilterra per la band fondata dal reggino Autelitano, voce, chitarra, tromba ed autore dei testi al quale si accompagnano Sergio Ferrari, chitarra elettrica, Fausto Casara, batteria e Fabrizio Bernardi al basso e contrabbasso. «Sono sicuro che sarei stato un grande direttore d’orchestra, ho un orecchio formidabile. Se solo avessi studiato al conservatorio». Autelitano ha un passato di musicista autodidatta e conserva ancora quel ricordo «non mi facevano suonare il pianoforte, ogni volta che riuscivo ad intrufolarmi mi mandavano via e per me restava un oggetto di desiderio».

Definire la musica è sempre porre dei limiti, ma mettere qualche paletto in questo caso è d’obbligo. «Siamo pop, jazz, blues. Ho ascoltato tanta musica italiana: Eugenio Finardi, Lucio Battisti e Peppino di Capri, mia madre aveva tutti i suoi dischi. E’ forte Peppino (ride nds)». Mi ritengo diversamente fortunata perché nei lunghi viaggi verso la Sicilia mi si propinava Pupo. Comunque la base della musica italiana d’autore nei “Carlostanaut” c’è e si sente tutta, per testi a volte ermetici, a svolte falsamente sbarazzini, che nascondono echi di rivolta silenziosa e passioni malcelate. La nuova canzone si chiama «”Ed ora…liberami” e parla delle multinazionali che raddoppiano i loro profitti sulle nostre spalle» con la quale il gruppo si augura di surclassare il successo di “Bambina col saltello” datato 2010.

Un tour che prelude all’uscita del primo (vero) disco, con tredici canzoni che spaziano «sull’amore ma inteso in senso generale, alla ricerca del buonsenso, della serenità».«E se poi troviamo un manager che ci organizzi le date è ancora meglio. Così come una casa discografica perché al moment ci siamo autoprodotti». Con la spinta propulsiva dell’amore per la musica. «Ma ti ho detto che l’ho scritta in barca a Salina “Bambina col saltello”? Menomale che avevo portato la chitarra quel giorno…».

Gabriella Lax

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