D’Amico: “Gianni Versace, un uomo del Sud”

 

antonio gianniLa sua vita è cambiata radicalmente da quella mattina del 15 luglio 1997. Antonio D’Amico, compagno di vita, per ben quindici anni, di Gianni Versace, era seduto a fare colazione quando udì gli spari dell’assassino che decretarono, con la morte dello stilista reggino, e con essa la fine della favola, proprio nella casa di Miami, città che lo aveva accolto e adottato.  Per D’Amico, che con Versace aveva diviso affetto e lavoro, furono anni di dolore, vissuti sul baratro, in bilico tra la vita e la morte. Il pugliese, oggi cinquantenne, ha trovato la forza di andare avanti, nonostante un dolore che non scompare mai, grazie a una ritrovata fiducia verso il futuro: una nuova vita dunque senza mai dimenticare il passato.

Attualmente di cosa si occupa?

“Ho messo da parte l’avventura del ristorante sul lago di Garda che avevo aperto per due anni. E’ stata una piacevole parentesi poiché è un lavoro che assorbe troppo tempo, non avrei potuto dedicarmi ad altro. Adesso sto collaborando all’estero con alcune aziende di moda e, insieme ad una mia amica, ho aperto un sito web in America, per la vendita di prodotti artigianali (bigiotteria, borse e pelletteria), esclusivamente Made in Italy”.

Con Gianni aveva visitato la Calabria?

“Si certamente. Siamo andati insieme a Reggio, alla fine degli anni Ottanta. Eravamo in vacanza in Sicilia in barca e poi Gianni è voluto scendere a Scilla, arrivare a Reggio per trovare la cugina Nora, a cui era molto legato. Mi ha fatto vedere i luoghi in cui aveva vissuto da bambino ed era cresciuto, la sua casa di famiglia. E’ è stato bello condividere dei posti di cui prima avevamo solo parlato. Comunque Gianni era molto legato alla sua famiglia e fin quando suo padre è stato in vita lui veniva a trovarlo appena trovava il tempo”.

Gianni aveva scelto Miami perché un po’ gli ricordava la sua città sullo Stretto?

“Tornavamo da un viaggio a Cuba e ci siamo fermati a Miami per fare un giro e lui è rimasto molto colpito dalla luce e dai colori e, soprattutto, dalle persone. Per la vitalità gli ricordavano la sua terra, con questa idea del caldo, dell’energia solare che sprigionava quella città. Fu una grande fonte d’ispirazione. Per questo a Miami dedicò persino una collezione”.

Cosa c’è di attuale in Versace?

“Tutto. Alla base del suo lavoro c’era la sartoria, il lavoro accanto alla mamma Francesca. Cose semplici dunque. Basti pensare al tubino. Ancora oggi quando vedo le immagini di Lady Diana con il tubino bianco e mi viene in mente che, proprio attorno a questa semplicità di base, ruotava poi il suo genio creativo che gli consentiva di giocare nella ricerca del particolare. Certe cose passano, altre invece restano, come per i suoi abiti da sera”.

intervista-esclusiva-ad-antonio-d_amico-compagno-di-gianni-versaceQuali altri contributi avrebbe potuto dare Gianni Versace all’universo della moda?

“Avrebbe potuto ancora dare tantissimo, come succede per gli altri stilisti che sono ancora in vita, ma la tragedia lo ha fermato. Gianni era molto curioso, non si fermava mai. Ogni volta che preparava una sfilata tutti si domandavano quale altra idea sorprendente era stato in grado di creare. E sono sicuro che avrebbe continuato a stupire”.

Lei e Gianni usciste allo scoperto con il vostro legame omosessuale in un periodo non semplice soprattutto in Italia.

“Per il resto del mondo la rivelazione della nostra relazione non fu una cosa straordinaria. Anche perché nell’ambiente della moda si sa che c’è l’omosessualità e da un punto di vista che una facilitazione ad ammettere certe situazioni. Semplicemente noi non avevamo niente da nascondere e la rivelazione, fare outing, è stata per il Paese una sorta di rottura verso certi argomenti. Ma noi l’abbiamo vissuto in maniera normale anche perché non abbiamo mai ostentato atteggiamenti in pubblico. Eravamo semplicemente degli uomini nel contesto sociale pur con i nostri sentimenti. Ci sono persone ancora oggi che tutti sanno essere omosessuali e che non lo ammettono”.

Come è riuscito a superare il dolore per la perdita di Gianni?

“Con molta difficoltà. Il dolore rimane fisso, non si è affievolito, anche se sono passati 14 anni. Ma già la morte di Gianni, per come è avvenuta, è stato uno shock. Ci sono voluti anni per arrivare ad accettare, in parte, la sua morte. Dopo l’omicidio sono entrato in crisi profonda Ho sofferto di una malattia nervosa,. Oggi, per fortuna, posso parlarne con maggior serenità”.

Ci sono tanti misteri legati alla morte dello stilista. Lei è davvero convinto che non si è trattato dell’azione di un folle bensì di una morte voluta da qualcuno?

“Anche se non ho le prove rimango convinto di questo. Sono sicuro che qualcuno, intenzionalmente, abbia voluto farlo uccidere. E, per fortuna, non sono il solo a pensarlo”.

Le indagini sull’omicidio di Miami sono state archiviate?

“In America sicuramente si. Ma penso che ci sia qualcun altro che continui ad indagare. Sono convinto che la verità verrà fuori e finalmente sarà fatta giustizia. Lo spero”.

Come vede il suo futuro se si immagina tra dieci anni?

“Non lo so. Mi vedo bene tra dieci anni. Vado avanti fiducioso nonostante la crisi che ha investito l’economia. Già mi sono “ingrigito” (parla dei capelli ndr). La nostra sfortuna è che il corpo invecchia e non reagisce più come vogliamo. Dentro mi sento lo spirito di quando avevo 15 o 20 anni. Non bisogna perdere la speranza, ho imparato che bisogna sempre andare avanti.  Nonostante tutto, il mondo deve continuare”.

 Gabriella Lax

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Ripropongo l’intervista al caro Antonio D’amico (persona sensibile e stupenda) una tra le più belle ed importanti, ed’argomento più cliccato del blog.

One thought on “D’Amico: “Gianni Versace, un uomo del Sud”

  1. Bella intervista, davvero.

    Sono rimasto colpito quando D’Amico dice: “ Sono convinto che la verità verrà fuori e finalmente sarà fatta giustizia”.

    Personalmente non so se la verità verrà fuori, in ogni caso concordo con chi ha detto che l’interpretazione che se ne è data, del fallito che uccide il personaggio noto per odio-amore nei confronti della sua notorietà, in questo caso non funziona.
    Winter

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