Archivio | agosto 3, 2012

Burlesque, dal parossismo al disimpegno sociale

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Burlesque ossia un modo divertente per “mette in burla” la vita… sesso compreso. L’origine del termine è da ricondurre alla parola latina “burra” (inezia). “Burlesque” definisce un genere di spettacolo parodistico che trae origine, nella seconda metà dell’Ottocento, nell’Inghilterra Vittoriana, di seguito importato in America, dove riscuote grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti (per questo veniva anche chiamato the poor man’s follies, le “foliès dei poveri”).

In Inghilterra, il burlesque passò dalla funzione di critica letteraria burlesca, parodistica e satirica ad una forma di passatempo leggero, simile alla “extravaganza” e alla “burletta”, per lo più comico e cantato. Questa evoluzione inglese produsse le light operas di Gilbert & Sullivan e perdurò nei siparietti delle riviste. Ecco perché un accessorio utilissimo (se non imprescindibile) del burlesque è il sorriso, inteso in senso metaforico. Così gli ammiccamenti sexy ci sono, ma esagerati, talvolta addirittura parodiati. Per le artiste che vanno in scena si tratta di interpretare, seppur con piume di struzzo e palloncini, un ruolo che spesso è la caricatura dell’immaginario erotico maschile e da qui tutto un repertorio popolato di vampire, infermiere e dive del cinema. In Italia, già dagli anni trenta, fino a tempi più recenti è stato possibile trovare similitudini del burlesque nell’arte del mimo e nel trasformismo di Leopoldo Fregoli, nel teatro di rivista e di Ettore Petrolini nell’avanspettacolo, e poi, nel cinema e nel teatro leggero fino a Gigi Proietti e Paolo Villaggio. Molti divi musicali contemporanei si sono ispirati alla cultura del burlesque per le loro esibizioni: tra di loro Madonna, Marylin Manson, Christina Aguilera e Lady gaga.

Tra gli oggetti cult del burlesque Oltre alle immancabili “pasties” (due cerchi di stoffa applicati sui capezzoli col mastice cosmetico) c’è il “g- string”, tanga che, generalmente, vestono le artiste sotto lo slip e che consente loro di non restare mai del tutto nude. Da non dimenticare le piume di struzzo usate nei lunghi boa e per decorare vestiti. Le artiste che amano dare un tocco romantico alle loro esibizioni usano gli “ostrich fan”, enormi ventagli di circa 1,5 metri di larghezza, formati da lunghissime piume di struzzo e costituiscono la base della fan dance. Nel burlesque la caratteristica ironia, attualmente, si è fatta sì più forte che nel passato, ma non è più rivolta ad ambiti sociale, bensì fine a sè stessa, divenendo quasi totalmente autoreferenziale. La maggior parte delle artiste, soprattutto americane, ama proporre delle esibizioni che si rifanno sfacciatamente a quelle tradizionali degli anni ’20, ’30 e ‘40, parodiandole in tutti i modi.

Si preme il pedale dell’eccesso grafico, non sul versante della nudità, ma su quello dello spettacolo. Le parole d’ordine sembrano essere kitsch e camp: quanto più lontano dalla satira ci possa essere. Da un certo punto di vista, quindi, il burlesqueè diventato un mondo chiuso in sé stesso, una riserva di disimpegno quasi totalmente priva di contatti con la realtà.

Gabriella Lax