Archivio | luglio 2012

Versace, l’innovazione contro la crisi

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Chissà come avrebbe reagito al momento di crisi economica l’estro creativo di Gianni Versace. Chissà se, a modo suo, abituato ad essere un innovatore nelle forme e nei modi, sarebbe stato in grado di fronteggiare il disastro economico.

Un punto di forza di Versace era l’esser riuscito ad affermarsi nel comparto della moda trasformando, dopo averlo fatto suo, il valore artigianale in un’industria prêt-à-porter e dell’alta moda. La forza del marchio era sostenuta anche dalle sue tante frequentazioni e commistioni col mondo dell’arte e del teatro che costituivano un’importante cassa di risonanza per la sua attività di creatore d’abiti. Lo “stilista – sarto” aveva capito come muoversi nell’ambiente del teatro e dello spettacolo e, per questo, era riuscito a far nascere un vero e proprio impero creativo collaborando come costumista con importanti coreografi e registi.

Quanto allo stile, Versace ha ripercorso, in modo trasversale, la moda dal passato. A partire dalle ispirazioni dei drappeggi “plissé”, agli abiti  rinascimentali poi naturalmente stravolti dalla forza della sua immaginazione estroversa. Nel rievocare quei modelli era teso alla ridefinizione della funzione strutturale del tessuto e dei capi, che poi sconvolgeva in maniera “neobarocca”. Alla fine degli anni Ottanta, gli abiti di Versace diventano sempre più colti ed influenzati dal rapporto diretto con l’arte che viene portata in passerella realizzando delle vere e proprie collezioni stravaganti, ispirate ad artisti pop come Picasso, Kandinskij e Klimt, tele che lo stilista colleziona, nella sua continua ricerca del bello.

Ma la vera innovazione di Versace passa soprattutto dalle ricerche tecnologiche, dall’accostamento, inconsueto e irriverente, dei materiali eterogenei che lo stilista giustappone con naturalezza e sapienza  creativa. Smembra e rivaluta i tessuti che associa a materiali particolari come metallo, plastica, pelle, gomma, cuoio, seta, tessuti stampati e ricami. Negli anni Ottanta, la maison della medusa dà vita alla prima serie di capi in maglia metallica, che rimandano ai modelli del passato, ovvero all’utilizzo delle camicia di maglia d’acciaio portata anticamente sotto l’armatura. Negli anni Novanta, Versace svela e sottolinea la nudità femminile giocando con le trasparenze e scolpendo il corpo con la pelle e protuberanza metalliche. Anticipa le esigenze e la personalità stravagante della donna di oggi, esaltata nell’esuberanza della sua femminilità con la seta modernizzata però da motivi geometrici e colori sgargianti. Carnale, lo stile Versace ha una forte connotazione sessuale, ostentata e mai sopita.Con queste qualità e con il suo spirito mai domo con le sue “rivoluzioni”,, Gianni Versace l’innovatore, sarebbe riuscito ad arginare, ad aggirare, in qualche modo, la crisi? Peccato che la domanda non avrà mai una risposta.

Gabriella Lax

 

 

Stiletto, “arma” di seduzione

Il suo nome ricorda una delle armi bianche più infide e pericolose: lo stiletto. Quel che è certo è che la calzatura dal tacco ultrasottile deve il suo nome al pugnale, tanto in voga nel Rinascimento, costituito da una lunga lama affilata, proprio come il tacco della scarpa che ha conquistato le più incallite shoe addict.

Lo stiletto alza notevolmente il tasso di sensualità di una donna e rappresenta uno dei pezzi fetish che il gentil sesso preferisce poiché ne esalta la figura, mettendo in primo piano le gambe.

Si parla di “stiletto aerobic”, ginnastica sui tacchi a spillo, nata in America, che ha l’obiettivo di tonificare i muscoli ed accrescere il sex appeal femminile.

La storia vuole che l’inventore dello stiletto sia stato lo stilista francese Roger Vivier nel 1954, riportando nel mondo delle calzature l’essenza della femminilità e della seduzione, proprio come Christian Dior con il “New Look” del secondo dopoguerra. Il segreto delle creazione di Roger Vivier è un’anima di metallo racchiusa tra strati di seta e stoffa, di un’altezza che può variare da un paio centimetri fino ai 20 per un diametro generalmente inferiore a un centimetro, abbastanza per far deflagrare l’immaginazione di ogni feticista che si rispetti.

Scomparso nel 1998, Roger Vivier ha lasciato un erede di tutto rispetto. Infatti, sebbene negli anni ’70 Manolo Blahnik abbia rinverdito i fasti dello stiletto (è stato soprannominato il “re dello stiletto”), il vero discendente del padre dello stiletto è il francese Christian Louboutin, appassionato di scarpe orientato principalmente verso il mondo delle calzature femminili. Allievo di Vivier fin da giovane, il designer parigino ha aperto la propria boutique nella Ville Lumière nel 1992 dove proprio nello stesso anno nacque Il suo marchio di fabbrica: l’inconfondibile e amatissima suola rossa rende le sue scarpe tra le più amate ed indossate sui red carpet. I tacchi che preferisce sono spesso arricchiti da preziosi cristalli.

Gabriella Lax

Eleganza, sinonimo di stile

Aleatorio, ma mai banale. Il concetto di eleganza è sinonimo di stile. Un aspetto universale che, naturale e sempre uguale a se’ stesso, ma che, nel tempo, riesce inesorabilmente ad evolversi. Eleganza viene dal latino “eligere” ossia “scegliere”, dunque elegante è “colui sceglie bene” o “colui che sa scegliere”.

Eleganza è qualcosa che si può coltivare. Sorta di attributo che si rende visibile solo attraverso una determinata scelta. Evidentemente la scelta deve poter essere riconosciuta nel tempo e nel luogo in cui si trova la persona. Per comprendere bene il concetto a cui ci riferiamo i parametri di eleganza saranno differenti se ci si prende in considerazione un uomo del Quattrocento, rispetto ad uno di una tribù della Papuasia, così via. Lo stesso riconoscere se una persona è elegante o meno dipenderà anche dal fatto se la scelta sia o meno appropriata alla circostanza.

L’uomo è una creatura che vive in un determinato tempo e in un determinato luogo, non si può sfuggire dalle circostanze. Ciò che conta è che una buona scelta esteriore del soggetto manifesti il suo ordine interiore, il suo amore alla vita, la positività che rappresenta per lui quella circostanza. L’eleganza si raggiunge con l’esperienza. Per questo è raro che un adolescente sia elegante. Nonostante la varietà delle scelte e delle opzioni, i più giovani tendono all’uniformità, all’omologazione per sentirsi parte della società. Essere eleganti implica un certo grado di raffinatezza e quella sicurezza di sé che consente di fare delle scelte.
Ma in un epoca fatta di fast food, di comunicazioni via e-mail e di abbigliamento casula, c’è ancora spazio per l’eleganza? Lungi dall’essere fashion victim la risposta non può che essere affermativa: eleganza è uno stile di vita che ci consente di mettere in risalto, ciascuno a modo suo, la bellezza che risiede dentro e nel mondo che ci circonda. Vivere con eleganza dunque significa aggiungere verve alla vita quotidiana, senza lasciare che le giornate si trascinino stancamente, assaporandone così ogni istante.

Gabriella Lax