Napoli, il museo dei “corpi di reato”

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Piccoli e grandi oggetti che hanno imbastito la storia del crimine. Dal 31 maggio scorso, apertura straordinaria di Castel Capuano, per cinquant’anni di crimine targato Napoli, raccontati in una mostra che è solo il primo nucleo di un futuro museo della criminalità. L’esposizione prende il nome di “Corpi di reato”. Nel vasto e curioso repertorio c’è davvero di tutto. Si tratta dei materiali che, un tempo, erano custoditi nelle carceri della Vicaria e, grazie ai quali, si sono svolti una serie di famosi processi. Si va dalle pistole dei boss ai falsi capolavori dell’arte, quadri e sculture falsi, gli arredi del castello di Ottaviano, quello di Raffaele Cutolo, autoradio false, candelabri trafugati dalle chiese, reperti dell’attentato al treno Italicus, pistole della strage di via Caravaggio o quelle dell’omicidio di Pascalone ‘e Nola, falsi capi d’abbigliamento griffati, oggetti che nascondono cavità in cui stipare droga, false invalidità, sigarette contraffatte vendute nei mercati di Forcella e della Duchesca. E poi ancora i busti di Mussolini, i grimaldelli usati per aprire saracinesche e porte blindate, le armi alle motociclette usate per i raid, e persino i contatori dell’Enel manomessi. Un carosello di oggetti, spesso di scarso valore, che raccontano la storia del crimine e la sua evoluzione.Tutto materiale confiscato e ormai archiviato, dopo procedimenti penali più o meno complessi, che fanno la memoria di delitti che hanno colpito l’opinione pubblica (come le stragi) o testimoniano fasi cruciali dello sviluppo della camorra.

172934848-70ce4f9c-12b0-48e6-908f-8ebd19d8a223Reperti che sollecitano ancora la curiosità della gente, ma anche degli artisti. A tal proposito, uno dei più importanti illustratori francesi, Lapin, che a Napoli per il workshop degli Urban Sketchers porterà proprio nei locali della mostra oltre trenta illustratori che trasferiranno sui loro fogli le emozioni o l’orrore provocati da quegli oggetti. La preparazione della mostra è stata un’impresa cara al presidente del Tribunale Carlo Alemi, che ha delegato il giudice Carlo Spagna a lavorare alla mostra ed al futuro allestimento di un intero museo, del quale si progetta l’apertura al pubblico anche grazie all’interessamento dell’Unesco ed al “Grande progetto per il Centro storico di Napoli” proprio dentro Castel Capuano (“Museo sulla giustizia napoletana”). «Avevamo inizialmente pensato ad un’esposizione solo di falsi di opere d’arte. Quadri, innanzitutto. Poi abbiamo deciso che anche altri reperti meritavano di essere messe in mostra» evidenzia l’architetto Amalia Scielzo, della Soprintendenza per i Beni ambientali, tra i curatori della mostra.

Gabriella Lax
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